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    Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Calderoli al convegno “La rinascita delle Province”

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    CUNEO

    – “Diciamo le cose come stanno: senza la Provincia certe cose non funzionano. Lo abbiamo visto in questi anni. La Provincia di Cune ha continuato a fornire servizi essenziali ai cittadini e lo ha fatto bene. Facciamo la riforma, rafforziamone le funzioni, diamole i soldi per lavorare, ma non lasciamo le Province a metà strada. Anche la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che tra dieci giorni sarà a L’Aquila per l’Assemblea nazionale Upi (Unione Province d’Italia), è un segnale di rinnovata attenzione verso questo ente che deve tornare ad essere quello che era”.

    Con queste parole il presidente della Provincia Luca Robaldo ha concluso il suo intervento al convegno “La rinascita delle Province” organizzato lunedì 2 ottobre nella sede di Confindustria a Cuneo, ringraziando l’istituzione per aver promosso e ospitato l’evento a cui ha preso parte anche il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli. Prima di lui aveva parlato l’ex presidente della Provincia di Cuneo Giovanni Quaglia che ha accompagnato lo sviluppo del territorio provinciale dal 1988 al 2004 in un contesto molto diverso dall’attuale, ma caratterizzato da una forte capacità di programmazione e coordinamento che ha portato a realizzare grandi opere.

    I lavori erano stati introdotti dalla relazione di Marco Orofino, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università Statale di Milano che ha ricordato le basi giuridiche di una riforma delle Province quanto mai attuale dopo la riforma della legge Delrio del 2014 che ha trasformato le Province in enti di secondo grado, ma non ha portato a termine il cammino.

    Il ruolo delle Province è stato rivalutato dal ministro Calderoli che ha sottolineato la necessità di restituire alle Province le loro funzioni e il loro ruolo di ente cerniera tra il livello comunale e quello regionale, come le pensò il legislatore costituente. Soprattutto il ministro ha sottolineato l’aumento dei costi derivato dal passaggio delle funzioni e dei dipendenti provinciali alle Regioni dove vengono pagati di più ed è tornato a parlare di elezioni dirette per il presidente e il consiglio. “C’è tempo necessario e la convergenza politica per approvare la riforma – ha detto Calderoli – entro le elezioni europee e regionali del 9 giugno 2024, accorpando così il voto in un unico giorno ed è necessario per evitare i 225 milioni di spesa aggiuntiva che ci sarebbe in assenza di un election day”. Secondo Calderoli è giusto che gli organi rappresentativi vengano scelti direttamente dai cittadini (sono in scadenza 75 Consigli provinciali) con liste collegate e premio di maggioranza ed è quello che il Governo cercherà di attuare per ridare a questi enti il ruolo di vere Province.

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