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Il Consigliere Paolo Bongioanni sulla storia dei quattro fratelli di Cuneo: situazione drammatica

In questa lettera vi proponiamo l’appello di Paolo Bongioanni,  capogruppo piemontese di Fratelli d’Italia che pone l’attenzione sulla situazione drammatica di 4 fratellini cuneesi: “Voglio che questa storia arrivi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.

Questa settimana mi ha scritto un ragazzo di 16 anni il cui nome inizia con la lettera F, e così lo chiamerò. Mi ha raccontato la sua storia, la sua e quella dei suoi tre fratelli, un fratello e due sorelle: C di 14anni, L di 11 e M di 6.

Così, dopo aver sentito la validissima Ylenia Serra, la Garante Regionale dell’Infanzia, che per questa situazione si è già attivata in tutte le sedi, ho poi parlato con la mamma dei 4 ragazzi, A. B., una donna coraggiosa che ha perso il sorriso e ha il volto scavato dal dolore.

Adesso vi racconterò la loro storia, una storia che mi fa venire i brividi, i brividi come genitore che è stato figlio e come uomo, una storia che mi fa chiedere come sia possibile, nel terzo millennio, che 4 bambini debbano vivere questo incubo.

F, C ed L oggi sono in tre diverse comunità e la piccola M di 6 anni è stata affidata ad una famiglia, questo a seguito di una serie di eventi che la mamma mi racconta così: “… a marzo del 2018 mi sono separata, a settembre dello stesso anno vengo a conoscenza che il mio ex marito aveva abusato di 3 miei figli. A quel punto faccio partire una denuncia penale nei suoi confronti che porterà a due CTU, una penale e una civile. Entrambe non terranno minimamente conto dei miei racconti e di quelli dei ragazzi, e porteranno il 2 dicembre 2019 all’allontanamento dei miei quattro figli per inserirli a casa dei nonni paterni. Da quel giorno, i miei figli subirono le pressioni dei nonni, dei servizi socio assistenziali, dell’avvocato curatore, affinché modifichino la loro versione. A marzo 2020, dopo che la NPI (Neuropsichiatria infantile) di Cuneo ha ascoltato i miei figli ha deciso di elaborare un progetto dove i ragazzi tornavano a casa, visto l’enorme disagio in cui si trovavano. Non si sa bene per quale motivo questo progetto, che andava a favore della salute psicofisica dei miei figli, non è stato approvato. Il 10 luglio 2020 I miei figli sono stati prelevati con l’uso della forza in modo coatto, con un blitz dei carabinieri e trasferiti in tre comunità differenti. Mia figlia più piccola è stata portata in una famiglia nel cuneese, tale famiglia è stata secretata e io non ho contatti con lei se non una volta ogni sette giorni, per un’ora. Non ho nessun confronto con un adulto per poter capire mia figlia come sta e come vive questa situazione. Aspetto assai più grave, la bambina temo sia costretta a chiamare i due della famiglia affidataria mamma e papà. Preciso che io ho piena la responsabilità genitoriale. Per quanto riguarda i miei tre figli più grandi ho il diritto di sentirli ogni tre giorni. Inoltre, nessuno dei tre va a scuola…”. E aggiungo, da il quotidiano La Repubblica: “… il tribunale li colloca in comunità divisi, su richiesta del padre, perché i ragazzi smettano di influenzarsi a vicenda e ritrattino le accuse a lui rivolte…”.

Ora condivido con voi la missiva di F che di fatto è la storia di questi ragazzi, accompagnandola con una riflessione: ma quando si allontanano dei bambini da una famiglia, non è per farli stare meglio????:

“Buonasera, mi chiamo F. e sono il più grande dei quattro fratelli di Cuneo. Chiedo il suo aiuto! Nel 2018 i miei genitori si sono separati a causa di mio padre, che è sempre stato un alcolista e che ha abusato di me e delle mie due sorelle. Dal momento in cui abbiamo raccontato a nostra madre quello che abbiamo dovuto subire, mio padre ed i servizi sociali hanno deciso che eravamo stati plagiati dalla nostra mamma e per questo siamo stati affidati prima ai nonni paterni e poi divisi in strutture differenti. Quello che è capitato ci ha fatto arrabbiare, abbiamo perso fiducia nella giustizia e in tutte le Istituzioni; siamo molto delusi e ci sentiamo abbandonati da tutti, non riusciamo a capire perché stia capitando tutto questo, visto che non abbiamo fatto nulla di male, se non raccontare la verità di quello che abbiamo subìto. Noi chiediamo solo di ritornare a casa da nostra madre, dai nostri amici, dai nostri cani; chiediamo di ritornare alla nostra vita. In questo momento nessuno di noi va a scuola, perché non abbiamo la testa, non riusciamo a concepire di andare in una scuola che non è la nostra, con dei compagni che non sono i nostri amici di sempre. Dopo due anni di appelli, abbiamo parlato finalmente con la giudice, le abbiamo raccontato ciò che abbiamo subìto da nostro padre e del nostro desiderio di ritornare a casa, purtroppo siamo ancora qui. Abbiamo estremo bisogno che qualcuno finalmente ci ascolti e provi che quello che diciamo è la verità, senza alcun pregiudizio. La stanchezza, la delusione, il senso di abbandono non ci lasciano mai, c’è solo una luce sulla quale ci concentriamo giorno e notte: la nostra mamma. Lei sta facendo di tutto per far sì che i giudici, gli assistenti sociali, gli educatori possano capire che stiamo dicendo semplicemente la verità. Ci è stato assegnato un avvocato curatore che non abbiamo mai visto, non ha mai parlato con noi, eppure ha deciso solo leggendo dei documenti, che tra l’altro sono falsi e scritti con pregiudizio, che non dovevamo tornare a casa da nostra madre. Un nuovo provvedimento del giudice ha deciso finalmente di farci incontrare tra fratelli, ma non con la mia sorellina più piccola (6 anni), perché secondo loro noi potremmo influenzarla. Noi! Non ho ben capito questa loro decisione, anche perché mia sorella chiama mamma e papà due perfetti sconosciuti, quindi: chi è che influenza mia sorella piccola? Io sono F. sono il più grande dei fratelli, ho 16 anni e mi sto battendo per i miei fratelli più piccoli, perché a differenza loro io ho un cellulare. Spero che questo mio messaggio possa arrivare a qualcuno che in qualche modo ci aiuti a tornare a casa. Grazie”.

Non ci sarebbero parole da aggiungere, ognuno di noi farà le sue riflessioni, ma F. ha voluto condividere con me anche la lettera che ha scritto al giudice che termina così:

“…Io so quale è la verità della mia vita, di mio padre e di mia madre. Non ho intenzione di ricevere il lavaggio del cervello che tutti gli “esperti” e i nonni prima hanno cercato di fare fino ad adesso su di noi. Né mi serve una psicologa per sentirmi dire che è normale che io stia male, che è normale che io sia arrabbiato con gli “esperti” che non hanno ascoltato o capito, che sia giustamente arrabbiato per un avvocato che ancora non ho mai sentito e che quindi non può certo fare i miei interessi e quelli dei miei fratelli. Io ritengo che lei mi debba tante risposte. Non smetterò di urlare al mondo intero la verità e mi ci volessero anni riuscirò a dimostrarla ma non mi dimenticherò di chi ha lavorato in modo ingiusto e/o superficiale, tanto mi mancano solo due anni. Aspetto delle sue risposte ufficiali e le chiedo con forza di fare qualcosa perché i nostri diritti siano rispettati. Le chiedo di farci vedere e sentire M. che è sempre nostra sorella, le chiedo di ampliare la possibilità di contatto telefonico e di persona tra noi fratelli, le chiedo di farci vedere di più nostra madre le chiedo di rimandarci a casa perché di stare qui non ce lo meritiamo. Voi tutti state agendo con superficialità togliendoci alla nostra vita, a nostra madre, ai nostri affetti e questo è tremendamente ingiusto”

E allora?

Quando mi sono candidato, un anno e mezzo fa, immaginavo le sfide che mi attendevano (non quella del COVID ovviamente), le avevo anche annunciate e di fatto sono quelle vivo quotidianamente e che si possono riassumere nel recepire le problematiche del territorio e trovar risposta, ma questa non me l’aspettavo. È un dramma così angosciante che non so neanche da che parte prenderlo e quindi, oltre a farlo conoscere, sensibilizzare l’opinione pubblica, devo trasferirlo a qualcuno che possa intervenire e comincio dal livello istituzionale più alto, quindi questa missiva che condivido con tutti la trasmetto oggi al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

Paolo Bongioanni

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