Il caso di “Giovannino” ridona speranza e fiducia nell’umanità

Lo afferma Claudio La Rocca Presidente di Federvi esprimendosi sul grave caso di abbandono, presso l'ospedale S. Anna, del neonato ammalato.

TORINO – FederviPA esprime vicinanza al piccolo Giovannino, rifiutato e abbandonato alla nascita a causa di una rarissima disfunzione della pelle. Manifestiamo gratitudine al Dott. Daniele Farina (Direttore della Neonatologia dell’ospedale Sant’Anna di Torino) per le amorevoli e competenti cure garantite dal suo staff e a don Carmine Arice (padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino) per la preziosa ospitalità offerta.

Non vogliamo certo allinearci allo sfogo social rivolto a chi ha scelto di abbandonarlo alla nascita perché malato, ma non possiamo esimerci dal sottolineare il nesso esistente tra questa drammatica scelta e le tecniche di fecondazione artificiale con cui Giovannino è stato concepito. Queste pratiche prevedono diversi passaggi di selezione, pre e post impianto, finalizzate a “scartare” ogni embrione e ogni feto che risulti non perfetto.

Giovannino quindi, per fortuna, per caso, o per motivi che non conosciamo, è arrivato al quarto mese di vita sopravvivendo più volte al rischio di scarto che non ne avrebbe determinato “soltanto” l’abbandono, ma la definitiva soppressione. Perché sorprende che si arrivi ad abbandonare un “figlio imperfetto” se si accetta che lo stesso venga scartato in fasi precedenti della sua esistenza? Forse Giovannino in fase embrionale non era già lui, unico, irripetibile e vivo?

Forse l’aborto, che avrebbe potuto subire fino al sesto mese di gravidanza, non avrebbe interrotto il battito di quel cuoricino che ora scandisce il ritmo vitale di ogni sua giornata, mentre sorride agli infermieri e ai medici che si prendono cura di lui?

E allora ritroviamo il coraggio di chiederci: perché nessuno osa più scandalizzarsi per i troppi “Giovannino” sacrificati in nome di una disumana e utopica ricerca di perfezione, quando sono ancora embrioni, ma già pienamente esseri umani vivi?

Perché continuiamo ad accettare che vite umane vengano interrotte nel grembo materno o in una provetta perché malate? In tutto questo ci dona speranza e fiducia nell’umanità vedere che c’è ancora chi si prodiga per accogliere e assistere l’”imperfetto” che per alcuni è solo “materiale di scarto”.

Consola constatare che l’umanità conserva la capacità di riconoscere piena dignità e valore anche nel malato, anche in Giovannino, che non vale meno dei nostri figli, ma che come tutti, seppur con esigenze particolari, ha diritto di vivere, di essere riconosciuto e amato.

Il Presidente
Claudio Larocca

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