Dopo decenni di assenza dal calendario ufficiale, il 4 ottobre – giorno dedicato a San Francesco – stornerà ad essere una festa nazionale. La scelta non è casuale: nel 2026 cadrà l’ottavo centenario della morte del Santo e il provvedimento mira a sottolineare i valori che la sua figura rappresenta, come la pace, la fraternità e la solidarietà. La festa di San Francesco non è una novità assoluta. Già nel 1958 era stata riconosciuta come solennità civile, con bandiere esposte negli edifici pubblici e riduzione dell’orario di lavoro. Tuttavia nel 1977, in pieno periodo di austerità economica, molte ricorrenze furono eliminate dal calendario per contenere i costi e aumentare la produttività. Tra queste, anche il 4 ottobre, insieme ad altre come l’Epifania e il Corpus Domini. Negli anni successivi, la ricorrenza è rimasta come “giornata della Pace” con varie celebrazioni ma senza effetti concreti sul lavoro o sugli stipendi.
Con la nuova legge, invece, il 4 ottobre ritroverà lo status di vera e propria festa nazionale, con conseguenze anche sul piano retributivo per chi lavora in aziende pubbliche e private. Il ritorno della festività non è solo una questione simbolica. I dipendenti troveranno in busta paga una giornata di festività retribuita, come avviene per il Natale, Santo Stefano, Pasqua e l’Immacolata.










