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    Il 28 novembre il Comitato No Biometano incontra i rappresentanti di Ferrero e Snam

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    La Provincia di Cuneo ha convocato per il 28 p.v. la seconda Conferenza dei Servizi, alla quale parteciperanno tutti gli enti competenti a valutare il progetto, nonché i Comuni e le Associazioni che hanno chiesto di sedere al tavolo.

     

    Non potrà essere presente, a seguito dimissioni, l’Amministrazione eletta del Comune di Govone; l’assenza, a parere di esperti, è motivo ostativo per la prosecuzione della valutazione dell’iter, che andrebbe sospeso almeno sino a nuove elezioni.

    Accertata la necessità di avvalersi di un supporto legale esterno altamente qualificato, in data 13 settembre la Commissaria Dott.ssa Claudia Bergia ha affidato all’Avvocato Marco Faggiano, dello Studio Legale Associato Faggiano – Sapone di Torino, l’incarico di supporto giuridico e assistenza stragiudiziale, finalizzata a meglio valutare aspetti e criticità oltre a ponderare un iter amministrativo-gestionale a tutela dell’ente stesso.

    Parallelamente, il Comitato No Biometano a Govone ha incaricato un legale di fiducia affinché depositi opportuna documentazione a contrasto della realizzazione.

    Il Comitato ha inoltre contattato e coinvolto associazioni ambientaliste e l’eminente esperto Prof. Gianni Tamino, biologo, già docente universitario e parlamentare europeo, che stanno predisponendo ulteriori elaborati in linea con le posizioni del Comitato.

    Giovedì 5 ottobre il Presidente ed il Vice Presidente del Direttivo del Comitato (Cantamessa Roberto e Massarone Fabrizio) hanno incontrato rappresentanti della Ferrero, della Snam e l’Ingegnere progettista.

    Incontro caratterizzato, com’è ovvio, da divergenze di vedute, ma con toni “istituzionali”.

    In estrema sintesi, il Comitato, ha espresso tutta la sua contrarietà all’impianto, ribadendo che:

    • non è il miglior utilizzo delle matrici di scarto della ditta Ferrero, che sarebbero inviate ad una digestione anaerobica in fase liquida anziché direttamente al terreno a mezzo compostaggio;
    • verrebbe consumato prezioso suolo agricolo;
    • si consumerebbe una notevole quantità di acqua;
    • sarebbe comunque un impianto, inquinante e che emette CO2 in atmosfera;
    • ci sono già impianti esistenti di produzione di biometano, in zona e in Lombardia (per lo stabilimento di Pozzuolo Martesana), sufficienti ad accogliere gli scarti alimentari Ferrero;
    • verrebbe ubicato in un territorio già sovraccarico di industrie ed impianti (ricordiamo il depuratore SISI), a ridosso dell’abitato, in una zona a vocazione agricola e turistica, tanto da essere in corso l’iter di inserimento di Govone e dei comuni circostanti nella buffer zone Unesco e dove gli abitanti hanno manifestato la propria contrarietà, firmando in 1.600 contro l’impianto.

    Ha, per le ragioni espresse da mesi, richiesto di ritirare il progetto ed investire su fonti di energia alternative diverse, in particolare fotovoltaico, eolico, idroelettrico.

    In subordine, se davvero tale impianto deve essere realizzato, ne ha richiesto la rilocalizzazione in modo da ridurre le distanze dal luogo di produzione delle matrici, non utilizzare suoli vocati all’agricoltura e tutelare il paesaggio, indicando:

    • i pressi dello Stabilimento Ferrero di Alba;
    • l’ex sedime del depuratore Miroglio di Alba + stabilimento Miroglio di Alba;
    • l’area industriale dismessa ex Fiat a Villastellone;
    • un’area posta in un comune confinante con Alba, proposta da altro realizzatore.

    In particolare, al termine della riunione, i rappresentanti del Comitato hanno richiesto di valutare con attenzione, come possibile sito di realizzazione, l’area industriale di Alba Corso Asti, destinata comunque dal PRG ad edificazione e dotata di tutte le caratteristiche richieste: presenza di svincolo autostradale, metanodotto, tubazione che adduce al depuratore di Canove di Govone. Tra l’altro, sarebbe pure zona di studio di nuova viabilità: la cosiddetta “corda molle” albese.

    La ditta Ferrero S.p.A., da parte sua:

    • ha dichiarato che l’impianto in progetto è parte del proprio programma di decarbonizzazione, per cui se ne assume la paternità e garantisce che la realizzazione sarà fatta nel massimo rispetto della salute delle persone e dell’ambiente;
    • i mezzi pesanti che trasporterebbero le matrici in entrata e gli scarti di digestione solidi sono ragionevolmente quantificati in circa 18/giorno, che transiterebbero esclusivamente sull’autostrada;
    • ha deciso di produrre il biometano NON utilizzando liquami animali per evitare problemi di sorta, in particolare impatti odorigeni; a tal proposito il Comitato ritiene che tale scelta debba essere ricondotta alla propria opera di monitoraggio e pressione istituzionale e mediatica.

    Al termine di una lunga e costruttiva riunione, il Comitato ha richiesto:

    • una profonda riflessione sull’opportunità di rilocalizzare l’impianto, in zona idonea e meno compromissiva;
    • lo studio comparativo dei siti effettuato a monte della progettazione, che Snam e Ferrero hanno fornito a valle della riunione e che conferma l’ubicazione scelta;
    • un’ulteriore prossima riunione, al fine di conoscere le rispettive ragioni, sebbene divergenti, senza intermediari e in maniera trasparente.
    Redazione Corriere
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