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I flussi migratori dei giovani piemontesi, aumenta l’emigrazione dei giovani naturalizzati, rispetto ai più stanziali nativi

I piemontesi nativi (italiani d’origine) e i piemontesi naturalizzati, cioè coloro che nati all’estero hanno ottenuto la cittadinanza italiana, hanno comportamenti “migratori” differenti. Sono soprattutto i naturalizzati e i residenti con cittadinanza straniera ad alimentare i flussi degli espatri all’estero, al contrario dei nativi che scelgono sempre più frequentemente di restare. I dati diffusi nei giorni scorsi dall’Ires (l’Istituto di ricerche economico-sociali della Regione Piemonte) sembrano contraddire la narrazione di un “fuga di cervelli”, almeno per quanto riguarda il complesso di emigrati senza distinzione di età. È invece una narrazione confermata focalizzando l’attenzione sulla popolazione tra i 25 e i 34 anni di età. Si misura qui una maggiore propensione a emigrare dei giovani e in particolar modo dei laureati. Nello specifico nel 2019 il 63% di coloro che emigrano sono under 34enni, e tra coloro che hanno 25-34 anni i laureati sono oltre 4 su 10. Nel 2015 invece i giovani under 34enni erano poco più della metà del totale (57%) e tra i 25-34enni coloro che possedevano un titolo terziario erano circa 3 su 10. Se consideriamo il tipo di cittadinanza in possesso dai laureati che emigrano, emerge una crescente presenza dei nuovi cittadini: nel 2015 la quota di naturalizzati rappresentava il 20% del totale laureati, nel 2019 se ne contano 1 ogni 4. I dati sembrano confermare le analisi sugli studenti di origine straniera, nati o comunque cresciuti in Italia, laureatisi in Piemonte: ovvero la maggiore propensione di questo gruppo di popolazione a cercare lavoro all’estero rispetto ai laureati nativi italiani.

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