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    Grinzane Cavour, processo Roggero: chiesta altra perizia sullo stato mentale in cui il gioielliere sparò e uccise due banditi

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    Potrebbero essere stati 4 e non 5 i colpi sparati tutti fuori dal negozio, l’ultimo bossolo nel tamburo forse era già stato esploso in altra circostanza prima della rapina del 28 aprile 2021. E’ emerso venerdì in Corte d’Assise ad Asti alla 3ª udienza del processo a Mario Roggero, il gioielliere 68enne di Grinzane Cavour accusato di du­plice omicidio volontario, tentato omi­­cidio e porto abusivo di arma. Giudici togati e popolari hanno quindi iniziato ad af­fron­­­tare la questione cruciale del­lo stato mentale in cui l’uomo prese la pistola, inseguì e fece fuoco su tre banditi già in fuga. 

    Parzialmente opposte le conclusioni a cui sono giunti per la pubblica accusa il prof. Gabriele Rocca e per le parti civili un altro psichiatra forense, la dottoressa Ilaria Rossetto. Que­sta ha ritenuto il commerciante pie­­namente capace d’intendere e volere al momento dei fatti contestati. Mentre per Rocca il ricordo di un altro assalto patito 6 anni prima, avrebbe potuto condizionarlo. Entrambi hanno concordato sull’assenza di psicosi o altri vizi permanenti. Rossetto ha rivelato che durante il suo esame Roggero le a­vrebbe detto d’essersi lanciato in strada dietro i malviventi per assicurarli alla giustizia: non voleva finisse come nel 2015 quando altri che lo avevano derubato e in quel caso picchiato a sangue, pur arrestati mesi dopo sarebbero stati condannati per lui troppo lievemente e non a­vreb­bero mai risarcito il danno. I­noltre, che il più giovane degli uccisi, mentre si trovava a terra già attinto a morte e Roggero l’aveva anche preso a calci, gli avrebbe implorato pietà.

    Il Pm Davide Greco ha chiesto alla Corte, presieduta dal dott.Alberto Giannone, di acquisire le interviste rilasciate ai media dal­l’im­putato. Inoltre di sottoporlo a una perizia ulteriore ter­za. Giannone ha acconsentito alla prima i­stanza e s’è riservato di disporre la seconda, sentito anche il consulente della difesa che già ha sostenuto come il suo cliente abbia agito ottenebrato dal riemergere di un trauma violento subìto. 

    La prossima udienza il 3 marzo vedrà sfilare i parenti dei morti, il braidese Andrea Spinelli di 44 anni e il torinese Giuseppe Maz­­zarino di 58, costituitisi al procedimento. L’unico sopravvissuto, il 35enne albese Alessandro Modica, ha rac­contato di essere stato lui a indurre i complici, conosciuti in carcere, a puntare su quella gioielleria «che conoscevo». Modica sta scontando altri 4 anni e 10 mesi per un “colpo” da 70mila euro di preziosi estorti sotto minaccia di un taglierino e un revolver giocattolo. «La mia prima rapina, avevo solo precedenti per furto» – ha sostenuto. Un “salto di qualità” finito in tragedia. 

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