Greta ci salverà! No, grazie. E’ rettiliana

Che strana creatura è l’uomo. Sa organizzare una scala di valori e collocare persone e cose in modo coerente con essa, pur con ampi margini di tolleranza. E’ consapevole che, ogni tanto, il nuovo giorno regala qualcosa di egregio alla sua vita. Ma, in breve, sviluppa poderosi anticorpi con cui attacca chi ha trovato un posto al sole, chi ha avuto un’idea brillante, chi diventa famoso o – peggio che mai – ricco. Se non mi credete provate a pensare, con obiettività, alla povera Greta Thumberg, la studentessa svedese di 16 anni che è diventata il capopopolo di Friday For Future. Questa ipotesi che l’adolescente figlia di Odino possa essere candidata al premio Nobel ne ha decretato la caduta in disgrazia. Ma chi ha mai visto che una ragazzina che “taglia” da scuola tutti i venerdì possa versare sul conto una somma grande come quella che spetta agli insigniti. E poi la fama, la copertina di Time, i primi piani sui media di tutto il mondo, il potere di mettere in moto migliaia di persone scioperando il venerdì, e in quaresima! Quando, magari, i suoi compagni di classe stanno sudando col compito in classe di matematica o la verifica d’inglese. Se non farà la fine di Giovanna d’Arco sarà solo perché accendere un falò così a nord dev’essere una bella complicazione. Povera Greta: lei vorrebbe solo salvare il mondo in santa pace. Ed è stata apprezzata sino a quando l’invidia ha messo in moto il pensiero meschino di chi ha sempre una scusa pronta per difendere la propria mediocrità. Da eroina (in senso epico) a raccomandata e persino rettiliana il passo à stato veloce come l’estate svedese. Mi è parso di capire che i voltagabbana più performanti siamo stati noi italiani. In fondo l’ondeggiante ambivalenza è la specialità nazionale da sempre. Il nostro pensiero cammina come le onde di marea, che avanzano travolgenti al canto del Peana e poi se ne tornano indietro al canto del Miserere. Ma qui si tratta si salvare il pianeta, il futuro, il bene di chi verrà dopo di noi! E che fretta c’è? E deve pensarci una ragazzina?

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