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Gli esercenti Confcommercio Bra: «Rabbia e preoccupazione»

BRA – Confcommercio Ascom ha riunito questa mattina i capo categoria dei settori pubblici esercizi, attività della ristorazione, pub, gelaterie, pasticcerie per esprimere  perplessità e contrarietà alla chiusura dei pubblici esercizi alle ore 18. Per la ristorazione è impedita l’attività del servizio principale della giornata, mentre per i bar si tratta di un’ulteriore forte contrazione dell’operatività.

La contrarietà si aggiunge alla consapevolezza che non esiste connessione tra la frequentazione dei Pubblici Esercizi e la diffusione dei contagi, come dimostrato da fonti scientifiche, che attribuiscono piuttosto ad altri fattori – mobilità, sistema scolastico e mondo del lavoro – le principali fonti di contagio.

«L’ennesimo colpo per somministrazione, commercio e turismo  – ribadiscono duramente il direttore Luigi Barbero con il presidente Giacomo Badellino – che potrebbe causare  la chiusura di numerose  di attività. In particolare per la ristorazione, bar e pubblici esercizi: è un colpo mortale, un colpo per centinaia di imprese e lavoratori dipendenti. Un vero massacro. Questa volta non ci sono alibi.  Conosciamo gli effetti devastanti del lockdown sulla platea delle attività che saranno chiuse totalmente o parzialmente per decreto: i 70 giorni di chiusura delle attività del commercio, turismo e servizi sono costati la perdita del 60% di fatturato e un altro colpo, le nostre imprese, non lo reggeranno».

Confcommercio Ascom Bra condivide tutte le iniziative della Fine Confcommercio che si è immediatamente attivata affinché i ristori siano economicamente significativi, certi e immediatamente esigibili per tutte le imprese del settore.

La Federazione il prossimo mercoledì 28 ottobre sarà comunque presente in 21 piazze d’Italia per ribadire i veri valori del settore – economici, sociali, culturali ed antropologici – messi in seria discussione dagli effetti della pandemia da Covid-19, che sta mettendo a repentaglio la tenuta economica del settore, l’occupazione (a rischio oltre 350mila posti di lavoro) e il futuro di oltre 50.000 imprese.

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Redazione Corriere

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