ALBA

Gioco della verità e trasparenza per gli aspiranti primi cittadini

C’era grande attesa per il confronto che, sabato scorso, ha visto i quattro candidati a sindaco di Alba sottoporsi alle domande che la Fondazione Mirafiore aveva preparato per aiutare gli elettori delle amministrative del 26 maggio a meglio comprendere le posizioni e le proposte di Carlo Bo, Olindo Cervella, Giorgio Degiorgis e Lorenzo Paglieri. A poche settimane dall’appuntamento elettorale, ed è comprensibile, nessuno dei quattro cavalieri ha inteso tirare di sciabola al torneo di casa Farinetti. La serata non ha fornito grandi sussulti o forti emozioni. Un po’ perchè Alba non è terra per rivoluzionari e un po’ perchè le domande – quelle già note e quelle segrete – non erano state elaborate per mettere realmente in difficoltà gli aspiranti sindaci, quanto piuttosto per indagare le loro scelte su temi ampi e “generalisti”. In risposta al primo tema “che idea ha di Alba e quali saranno le prime tre cose che farà in caso di elezione” il migliore è stato Olindo Cervella. Pragmaticamente ha ammesso che “brinderò al successo”, ma con moderazione per non sminuire il ruolo degli sconfitti. Per il resto abbiamo preso atto di un elenco di sogni e promesse variamente concrete: riformare la macchina comunale (Degiorgis), servizi al cittadino allo stato dell’arte e totalmente pubblici (Paglieri). Bravo anche Carlo Bo che, come prima cosa, “mi metterò subito al lavoro e istituirò un fondo per le persone indigenti”. Viabilità e opere pubbliche Ovvero il nemico pubblico numero uno di Alba e del comprensorio albese. Primo premio per Lorenzo Paglieri che ha saggiamente preso le distanze dal libro dei sogni compilato dai colleghi a base di nuovi ponti, parcheggi di interscambio, tangenziali est e ovest, navette elettriche, cinghie, bretelle e complanari. Tutta roba che costa soldi, tempo e richiede un peso politico che, allo stato, Alba non ha. Per l’esponente di Alba bene comune, la priorità sarà mettere mano a un Piano regolatore ancora ipertrofico, troppo consumatore di suolo e incoerente con una città che arriverà a stento ai 34mila abitanti. Giustamente Carlo Bo ha ricordato che ogni giorno ad Alba arrivano 90mila mezzi su ruote. Per adesso e con questo contesto fare del posto sarà francamente molto, molto difficile. Turismo e cultura Il vostro cronista vota Carlo Bo. Mi è piaciuto l’accorato appello a sparigliare le carte dei grandi eventi – intangibili come un dogma – per coinvolgere anche i quartieri “extra muros” nella ricca vendemmia d’autunno e primavera. Sarà dura, ma la ritengo una battaglia indispensabile nell’interesse maggiore della città stessa. A cui non giova alimentare mal di pancia tra chi ha i tartufi e chi – chissà perchè – non vede altro che mutande e cineserie. Col massimo rispetto per le prime e le seconde. Il resto è abbastanza scontato con una nota di merito per Degiorgis che ha saggiamente ammonito “attenzione che nessuna città vive di solo turismo”. Memento. Giusto anche investire su uno spazio per concerti. Una “Alba hall” sarebbe la benvenuta. Ambito sociale e sicurezza E’ stato il momento più ideologico dell’evento. Con Paglieri che chiama in causa il Decreto sicurezza e le nuove norme in materia di legittima difesa parlando di amplificazione del senso di sicurezza ed i colleghi che, in ordine sparso, affrontano il tema – obiettivamente insidioso – con prudenza. Buona la sintesi di Cervella, autodefinitosi un “doverista convinto”, tra intangibilità dei diritti e ineluttabilità dei doveri. Efficace la chiusura di Bo (che deve anche pensare alla Lega) che dopo avere ricordato la troppo esigua spesa di questi 10 anni in materia di sicurezza ha chiosato “il problema non è distinguere tra bianchi e neri. Ma solo tra onesti e disonesti”. Cosa pensa dei suoi colleghi? Domanda segreta, bella e insidiosa che, non a caso, ha consentito al pubblico qualche buon sussulto. Mister simpatia è risultato Carlo Bo. Che piace per i modi garbati, le idee chiare, il rispetto per gli avversari ed il fair play. “E’ anche un po’ democristiano” hanno detto i colleghi, ma – in fondo – sarà mica una colpa! Paglieri è stato il “Crisostomo” della serata. Tutti ne hanno apprezzato l’eloquio fluente, il lessico forense, la calma dei forti ed il coraggio di essere stato “per 5 anni la vera opposizione di Marello dal 2009 al 2014”. Lui e Carlo Bo si “vogliono bene” e, a parte il credo politico, si voterebbero volentieri. Degiorgis è apparso il più “ieratico” del lotto ma tutti ne hanno apprezzato la preparazione e la correttezza. Un po’ (è un eufemismo) il rapporto con Cervella. I due non si conoscono e non si capiscono. Arrivano ad un passo dallo scontro istituzionale a causa dei riferimenti politici sottostanti alle candidature. Ma si sono fermati in tempo, tra la delusione dei presenti che già – specialmente i cronisti – fiutavano lo scoop. L’incontro si è chiuso con le arringhe, in realtà un po’ stanche, degli aspiranti sindaci. Uscita l’acqua è arrivato il vino di Fontanafredda a rimediare alle tensioni e riportare armonia in un gruppo provato più dall’esercizio della diplomazia che dalla tentazione di gettare il cuore oltre l’ostacolo. In fondo, di tempo ce n’è ancora.

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