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    Giacenze record e crollo dell’export: è la crisi del vino!

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    L’Unione Italiana Vini certifica (senza dirlo) la crisi del vino italiano. Secondo l’osservatorio Uiv-Vinitaly, infatti, a fine luglio si è registrata una doppia congiuntura: l’aumento degli stock in cantina e il calo sensibile dell’export nei paesi extra europei. «La vendemmia 2023 – spiega Uiv – si è aperta con una giacenza di vino in cantina pari a 45,5 milioni di ettolitri, che è l’equivalente di oltre 6 miliardi di potenziali bottiglie da 0,75/litri.

     

    Il dato riflette un’eccedenza del 4,5% rispetto al pari periodo dello scorso anno a causa in particolare di un incremento senza precedenti degli stock per i vini di maggior qualità». Dicevamo anche del calo dell’export: «L’altro indicatore di mercato – aggiungono – è anch’ esso complicato, con la domanda extra-europea segnalata nel primo semestre in ulteriore contrazione. Tra i top 10 acquirenti, che assieme rappresentano circa l’85% del mercato extra comunitario, le esportazioni a volume sono positive solo per la destinazione russa, con cali quantitativi in doppia cifra per Stati Uniti, Canada, Giappone, Norvegia, Cina e Corea del Sud. Complessivamente la riduzione tendenziale nella prima metà dell’anno segna un -9% a volume e un -5% a valore». Cosa succederà ora? In altri Paesi (Spagna per esempio) è partita la corsa all’abbassamento dei prezzi, per salvaguardare le quote di mercato. L’Italia seguirà a ruota?

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