Gaia e O’Keefe alla corte di Farinetti

L'auditorium Mirafiore. Durante uno degli incontri che propone l'omonima Fondazione

Kerin O’Keefe, giornalista enologica americana attenta e rigorosa, esperta di vini italiani, e Angelo Gaja, il più grande, di certo il più conosciuto e raffinato, produttore di Barbaresco al mondo. Si ritroveranno nell’auditorium della Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba per parlare di una coppia reale dei vini italiani: il Barolo e il Barberesco.

Dice Gaja

«Il Barbaresco aveva sempre brillato per i “meno”: meno corpo, meno profumo, meno alcol, minore produzione, minore longevità… rispetto al Barolo, il Re dei vini piemontesi. Ad appiccicargli addosso questa immagine erano stati i commercianti imbottigliatori, ai quali nella seconda metà del secolo scorso bastava e avanzava costruire un solo leader incontrastato del vino piemontese. Nel frattempo, beneficiando della forza dei meno, il Barbaresco è cresciuto, si è fatto astuto, imparando a restare nell’ombra, a succhiare la ruota del Re per tentare poi con uno scatto finale di bruciarlo sul filo di lana. Fantasie? A beneficiare del cambiamento climatico in atto potrebbe essere il Barbaresco, assai più del Barolo. E aspirare a diventare il più elegante fra i grandi vini rossi italiani. Non occorre scomodare la Regina. La competizione col Barolo sarà leale, pulita e condotta senza la soggezione caratteristica del passato. Gioverà all’immagine del Piemonte del vino. E si giocherà nel mondo, un palcoscenico che più affascinante non potrebbe essere».

Dice O’Keefe

«Barolo e Barbaresco stanno vivendo i momenti più belli della loro storia. Entrambi figli del grande Nebbiolo, il vitigno italiano più nobile e una delle varietà più importanti al mondo, questi fuoriclasse non sono mai stati così ricercati dagli appassionati di vino in tutto il mondo come oggi. Il Re Barolo ha fatto la storia e ha aperto la porta per la Regina, ma in termini di qualità e fascino sono pari. Ed è ora di fare scomparire qualche leggenda sulla storia soprattutto del Barolo: non è stato il francese Louis Oudart che ha deciso per primo di vinificarlo secco, ma un italiano, il grande enologo generale Paolo Francesco Staglieno. Dopo anni di sperimentazione in cantina, oggi la forza di tanti vignaioli e produttori in entrambe le denominazioni è in vigna, cercando di avere un equilibrio naturale, evitando prodotti chimici, e di combattere gli effetti dei cambiamenti climatici. Da una parte il clima dei ultimi 15-20 anni ha avuto un impatto positivo sulla maturazione del Nebbiolo, soprattutto nelle zone più alte e fresche, ma per fare vini eleganti, complessi e longevi questi periodi di grande caldo, soprattutto in certe zone, rappresentano una vera sfida».

Pareri interessanti, dunque, che saranno sviscerati col padrone di casa Oscar Farinetti a fare da arbitro alla disfida.

Appuntamento alle ore 19 di venerdì 13 aprile. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria sul sito www.fondazionemirafiore.it.