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Ferrovia Nizza-Asti-Alba: la bici sul treno e non in sostituzione

La linea Nizza Monferrato-Castagnole delle Lanze-Alba (tratto di 37 km della Alessandria- Cavallermaggiore) e la diramazione Asti-Castagnole (20 km) sono state chiuse al traffico ferroviario nel giugno del 2012.

La tratta di 13 km tra Castagnole e Alba era già stata sospesa dal 30 aprile 2010 in seguito al cedimento strutturale della galleria Ghersi, lunga poco più di 1 km e posta a 2 km dalla stazione di Alba. Con l’eccezione dei mesi estivi e per circa 2 anni il servizio ferroviario è stato mantenuto sul tratto rimasto tra Asti/Alessandria e Castagnole, ma con notevoli e sistematiche soppressioni, culminate nel 2012 con punte del 75% per intere settimane consecutive, fino al giugno dello stesso anno quando il servizio è stato sospeso definitivamente.

Fino al 2017 si pensava che non fosse possibile il recupero della galleria Ghersi a causa dei continui smottamenti della collina sotto la quale è costruita.

Su pressione di amministrazioni locali, comitati ed associazioni, la Regione Piemonte commissionò a Rete Ferroviaria Italiana (RFI), il gestore dell’infrastruttura ferroviaria, uno studio dal quale emerse che la collina era stabile e che sarebbe stato possibile recuperare sia la galleria che la linea. Sempre su richiesta della Regione, RFI produsse uno studio sui costi da sostenere: la ricostruzione della galleria prevedeva una spesa di circa 18 milioni di euro, 37 milioni per l’intera linea e 54/55 milioni per un’eventuale elettrificazione con abbassamento del piano del ferro di tutte le gallerie.

Il 25 ottobre 2017 a Neive è stato siglato un protocollo d’intesa per la riattivazione della linea, sottoscritto tra i comuni interessati (Asti, Carentino, Isola d’Asti, Bruno, Castelnuovo Belbo, Incisa Scapaccino, Nizza Monferrato, Calamandrana, Castiglione Tinella, Costigliole d’Asti, Castagnole delle Lanze, Neive, Alba), RFI e Regione Piemonte (il cui schema fu approvata dalla DGR 20 ottobre 2017, n. 49-5811). Nello stesso momento l’Agenzia della Mobilità piemontese (AMP) pubblicò uno studio sul recupero della linea affermando che, considerata la potenzialità del bacino in termini di utenti, confrontati anche con la frequentazione storica (2100/2300 viaggiatori in un giorno infrasettimanale ordinario rispetto ai 900 minimi richiesti per una linea complementare come da studio dell’Ing. Debernardi, titolare dello studio Metha) detta linea avrebbe dovuto essere recuperata per il servizio viaggiatori.

In seguito alle elezioni regionali del 2019 tutto è caduto nel dimenticatoio per tornare in auge proprio pochi giorni fa con una delibera del comune di Nizza Monferrato (n. 78 del 14/08/2020): lo stesso comune che aveva firmato il protocollo per la riattivazione, con un repentino cambio di posizione ora è divenuto portavoce della trasformazione della linea in pista ciclabile da Nizza Monferrato ad Alba.

Nella delibera sono presenti alcune incongruenze ed inesattezze.

Per esempio, la ferrovia viene definita come in disuso, ma questo termine non sta a significare che la tratta sia dismessa.

Le linee Asti-Alba e Alessandria-Castagnole sono linee sospese (e non dismesse), cioè linee sulle quali il committente ha deciso di non effettuare più treni ma che potrebbero essere riattivate, a spese di RFI, qualora il committente lo richiedesse.

Una linea è ufficialmente dismessa quando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) la inscrive in un apposito registro che la elimina dal novero delle linee ferroviarie e la trasforma in demanio pubblico e, quindi, utilizzabile per gli scopi previsti dalla legge.

L’iter per la dismissione di una linea ferroviaria, o di una porzione di essa, non è affatto semplice e immediato: dopo una prima richiesta da parte degli enti territoriali a RFI occorre infatti redigere uno studio approfondito che comprovi la necessità della dismissione. Il gestore dell’infrastruttura, a questo punto, potrà proporre al MIT la rinuncia alla gestione della tratta. Il MIT dopo ulteriori studi e i necessari pareri di altri Ministeri e del Territorio, potrà emettere decreto ministeriale di soppressione. I tempi potrebbero addirittura superare i 10/15 anni se prendiamo in esame situazioni analoghe (la ferrovia Noto-Pachino è stata sospesa il 31/12/1985 ed il decreto ministeriale di dismissione è arrivato soltanto nel 2002).

Ancora: la delibera fa riferimento ad un costo troppo elevato per la riattivazione, stimato in 60 milioni di euro.

Bisogna però considerare che per l’effettuazione dei treni storico-turistici della Fondazione FS Italiane la linea è già stata riaperta per quasi 50 km nel triangolo Asti-Castagnole (fino a Neive)- Nizza. Risulta chiaro che resterebbe soltanto la tratta di 9 km da Neive ad Alba (con la galleria Ghersi) da dover riattivare completamente e, presumibilmente, con una spesa minore rispetto a quella stimata, dato anche che l’elettrificazione sarebbe un “extra”, considerato anche che entro il 2022 dovrebbero entrare in servizio, nel trasporto regionale, i treni ad idrogeno la cui sperimentazione potrebbe addirittura iniziare in Piemonte.

Se il costo di riattivazione del servizio ferroviario è quantificato ed è chiaro a chi debba essere addebitato, meno lo è per l’eventuale dismissione della ferrovia e soprattutto per la costruzione della pista in questione. Rimarrebbe inoltre sempre il problema della galleria Ghersi, il cui costo di sistemazione e messa in sicurezza sarebbe sempre da affrontare.

La ventilata dismissione della linea comporterebbe la scomparsa di un’importante arteria del trasporto pubblico locale per i territori coinvolti, nonché la perdita del patrimonio storico, tecnico e di archeologia industriale legato alla ferrovia.

La lungimirante riapertura a fini turistici della Asti-Castagnole delle Lanze-Nizza Monferrato da parte di Fondazione FS Italiane, oltre a dare ottimi risultati sia in termini numerici che di attrattiva turistica con ricadute economiche più che positive per i territori coinvolti, ha permesso alla linea di rimanere efficiente per quasi tutto il suo percorso.

Infine, è giusto ricordare che la Fondazione FS Italiane ha attrezzato i propri bagagliai per renderli idonei al trasporto bici, permettendo di trasportare i cicli sui treni (come avverrà già per il prossimo viaggio da Torino a Canelli di domenica 27 settembre, che in poche ore di vendita ha fatto registrare il tutto esaurito), così come è possibile sui convogli ferroviari del trasporto pubblico locale.

Quindi facciamo viaggiare le bici sul treno e non in sostituzione!

Associazione Europea Ferrovieri Piemonte e Valle d’Aosta Associazione FerAlp Team Bussoleno

Associazione Museo Ferroviario di Suno Associazione Museo Ferroviario Valsesiano Associazione Pendolari e Trasporti Biellesi Co.M.I.S. Comitato Mobilità Integrata e Sostenibile Museo Ferroviario “Enrico Pessina” di Voghera Museo Ferroviario Piemontese

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Redazione Corriere

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