Femminicidi, tra scuola e famiglia

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In questi giorni la parola “femminicidio” è sulla bocca di tutti. L’ondata emozionale seguita al rapimento e all’uccisione di Giulia da parte del suo ex fidanzato è stata fortissima, anche per la dinamica con cui è avvenuto questo tragico fatto di sangue. Io non mi soffermerei su questi atti e sulla reazione da parte della gente, che è pronta a indignarsi, a fare il mea culpa, a dissociarsi, a fare fiaccolate, salvo poi ritornare alla vita di tutti i giorni, pronta nuovamente ad un sussulto di orgoglio, in occasione di un nuovo delitto. Non lo faccio semplicemente perché lo hanno fatto in tanti, forse in troppi.

 

Piuttosto vorrei entrare nelle dinamiche che portano a questi episodi, specialmente quando coinvolgono i giovani. Ci si chiede sempre dove stia la colpa. Chi sostiene che sia la famiglia che non educa in modo adeguato, chi invece punta il dito sulla scuola, incapace di indicare un percorso personale di crescita, ancor prima di offrire conoscenze e competenze professionali. Chi sono i giovani di oggi? Io penso che siano gli stessi di ieri. Sono pagine bianche che devono essere riempite di contenuti. A differenza del passato, purtroppo si lascia che questi fogli siano riempiti da personaggi di riferimento di dubbia moralità. Non voglio passare per un anziano brontolone (anche se forse lo sono già), ma chi sono oggi i “miti” dei nostri giovani? Molte adolescenti sognano ad occhi aperti, quando le regine dell’effimero (le influencer) raggiungono milioni di follower e si immedesimano nei loro comportamenti, talvolta sopra le righe. Lo stesso dicasi per i ragazzi, che vedono nei coetanei artisti della scena rap-trap, il loro punto di arrivo. Mi è capitato recentemente di ascoltare il testo del brano Baby di Sfera Ebbasta ed è il sunto di quello che oggi è il concetto di amore malato: «Baby, anche stasera ti ho detto cose, ero fuori di me. Ma tu non dimenticare mai che quando s****mo, ti amo per davvero». Violenza e sesso senza soluzione di continuità sono il piatto servito ad adolescenti che sono annoiati, senza interessi e con la pancia forse troppo piena. Forse proprio questo tema dovrebbe fare indignare, prima che sia troppo tardi.

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