In un tempo, come il nostro, dove i nemici sono fatti nascere come i funghi, per immaginarne un nemico peggiore degli altri ci vorrebbe molta fantasia. Ma non è proprio così, perché questi nemici, immaginati o creati ad arte, sono sempre diversi da quelli veri che ci rovinano dentro e fuori e spesso ci incattiviscono anche senza volerlo. Ogni persona si trova inevitabilmente a vivere o ad attraversare analoghe situazioni.
E, in qualunque modo se ne possa uscire, si deve sempre fare i conti con il rancore, con l’astio, con l’odio e con la vendetta. Tutto questo sembra essere nell’ordine delle cose e della natura. Un po’ meno dovrebbe esserlo per gli umani, capaci, si suppone, di elaborazione e superamento dell’istinto e del fatalismo. Capita, però, raramente. E’ inevitabile che anche alle migliori persone scappino auguri di qualche male ai nemici, reali o immaginari, occasionali o permanenti. Ognuno secondo una propria scala di gravità, fino ad arrivare al peggiore. Non sono soltanto pensieri banali e qualunquistici. Ci sono esperienze talmente tormentate che non si riescono neppure a descrivere e per le quali non si riesce a incontrare comprensione, empatia e conforto. Non a caso si sente spesso dire: “Non lo auguro neppure al peggior nemico”. Penso che ci sia effettivamente qualcosa di così terribile perché una persona, anche la più magnanima, usi tali parole.
Le sento pronunciare da tanti amici con il cuore straziato, mentre, nel mio ascolto muto, non riesco ad esprimere altro che impotenza. Forse ho un’angosciata percezione di essere catapultato in un limbo di smarriti. Lì dove viene fuori una drammatica parola, evocata universalmente in questi giorni: Alzheimer. Patologia neuro degenerativa, ancora senza un adeguato contrasto e senza una terapia risolutiva. L’Alzheimer, molto infido e dilagante, colpisce anche in età non sospette. Ti distrugge il corpo e ti destruttura l’anima. Piano piano ti spersonalizza e rischia di azzerare le memorie cognitive. Non soltanto. E’ una malattia che mette a dura prova emozioni e sentimenti, mandando in frantumi anche le relazioni più intime e famigliari. E’ una sofferenza sorda, pesante, invisibile, incompresa da chi è distante. Ma patita e sofferta da chi è vicino, al tal punto da non volerla augurare ad altri, neanche al peggior nemico.










