Ogni evento di buona rilevanza lascia tracce del suo passaggio. E viene ricordato sia in positivo che in negativo. Di solito, a cose avvenute, il bilancio tende al pareggio. E prevale comunque il proposito di ripresentarlo, in avvenire, ripulito e migliorato. Così è stato anche per l’ultimo Bra’s appena terminato. Il festival delle eccellenze o della felicità, come è stato definito, pare abbia portato un’onda di ottimismo tra la gente comune. Braidesi compresi ovviamente. Chi più, chi meno hanno potuto vedere, sentire e forse toccare con mano. Bra’s, vissuto dall’interno, stupisce e disincanta nello stesso tempo. A stupire, nelle ore diurne e di prima serata, la placida fiumana di gente. In quelle marcatamente notturne, invece, lo tsunami giovanile. Ma faceva parte anche questo del gioco. Epperò non è tutto qui. Il disincanto viene dalla parte cerimoniale e burocratica, che ha comunque prevalso su ogni altro momento.
A cominciare da tutti i suoi riti e dai suoi tempi sacri. Per gli organizzatori, le autorità, gli invitati di lusso, per ciascuno una fetta abbondantissima di minuti di celebrità. Filo conduttore per tutti è stato un intreccio di compiacimenti, riconoscimenti e ringraziamenti: per gli ideatori, per i promotori, per i realizzatori della kermesse. Non ultimi per i produttori delle materie prime. Di sfuggita anche qualche accenno ai volontari, quasi sempre citati come l’ultima ruota del carro. Ma loro, i volontari, non si stupiscono. Hanno le spalle larghe e ci saranno ancora le prossime volte, senza vantare imprese iperboliche o meriti esorbitanti. Non si scandalizzano neppure a sentire, in diretta, certe strombazzate tipo quella udita da un certo personaggio. Proprio come la raccontava lui, al microfono dal palco. Sembrava vantarsi di essere riuscito a “sballare”, già soltanto nei mesi di questo 2026, ben 5 auto di servizio, a forza di percorrere in lungo e in largo la Regione. Carlin Petrini, citato spesso inappropriatamente, gli avrebbe ancora detto, senza falso pudore e con la grinta che non lo smentiva mai: “esageruma nen”. La realtà e la vita quotidiana potranno ancora raccogliere frammenti di futuro soltanto là dove non si vende fumo, ma si semina coraggio e utopia.










