La scuola dell’infanzia ha tenuto duro fino alla fine di giugno. Il calendario prevede appunto che l’impegno scolastico dei più piccoli duri più a lungo di quello degli altri. Dire che faceva tenerezza vederli assidui nei loro impegni è troppo poco. C’era, c’è realmente da ammirarli. Posso dirlo dopo una diretta osservazione sul campo, anche se da esterno. Come altri volontari, nel corso dell’anno ho presenziato, in prossimità di una scuola, nella fascia oraria di ingresso e di uscita, una zona transennata per la sicurezza dei bambini. Una specie di soglia protettiva per i frequentatori. In effetti era un varco che li introduceva in un’area, dove c’è maggior garanzia di sicurezza e di libertà di movimento. Ed era uno spettacolo vederli arrivare carichi di energia e allegria. Anche il lunedì mattina. Anche dopo i giorni di vacanza. Si potevano scorgere forse alcuni occhi assonnati, specialmente nella brutta stagione. Ma tutto sembrava svanire al saluto e all’augurio di “buona scuola”. Già! Quella è scuola.
Seppure dell’infanzia, sempre scuola è. Settimana dopo settimana, per questi piccoli eroi e per queste piccole eroine, sono passati tutti i fatidici nove mesi. Mentre i fratelli e le sorelle più grandi non andavano più sui banchi, loro hanno continuato a frequentare assiduamente le varie sessioni. Addirittura con manifesta fierezza. Tanto che alcuni confidavano: “Sai che cosa farò adesso? Starò un giorno dai nonni, poi andrò due settimane a estate bimbi e dopo anche al mare. Ma a settembre andrò alla Scuola primaria.” Insomma poche parole per un programma curricolare in divenire, che non fa una grinza. C’è solo da augurarsi che qualcuno nelle alte sfere smetta di riempirsi la bocca di promesse vane riguardo la scuola. Cominci invece a prendere sul serio i diritti e le aspirazioni dei ragazzi, a partire proprio dall’infanzia. Quelli e quelle che, a loro modo, sanno sempre dire come vanno realmente le cose e come invece dovrebbero andare.










