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    Europa, mamma o matrigna?

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    Europa mamma amorevole o matrigna cattiva? Europa democratica o dittatrice? Ci sono molti luoghi comuni che circolano in seno all’Unione Europea e ora che sta per essere rinnovato il Parlamento il dibattito è diventato via via più acceso. Possiamo vivere senza Europa? Provate a chiederlo a qualche suddito di Re Carlo. Da quando è arrivata la “brexit”, al di là della Manica non è che fili tutto via liscio, al punto che se oggi venisse riproposto il referendum, probabilmente l’esito sarebbe diametralmente opposto.

    Ma come è percepita da un cittadino comunitario l’Ue? Se dovesse fare una vignetta satirica, probabilmente la disegnerebbe come una vacca da mungere, che dovrebbe produrre una quantità infinita di latte, ma allo stesso tempo non necessiterebbe di essere nutrita. Insomma ognuno di noi vorrebbe un qualcosa che dia solo privilegi e nessun obbligo. Eppure, così come avviene in tutte le economie democratiche, il bilancio è fatto quadrare con i soldi che arrivano da noi cittadini.

    Ogni membro versa una quota ed in cambio vengono garantiti serie di servizi utili ed anche sussistenza ai Paesi in difficoltà. Se nessuno paga il proprio obolo, da dove arriveranno gli euro necessari? Certo Strasburgo e Bruxelles sono una vera e propria fucina di burocrazia a volte incomprensibile, ma per uscire da questa impasse e modernizzare la macchina, servirebbero riforme, che sono impossibili da approvare. Il merito (o la colpa) è di un regolamento che ha ribaltato il concetto di democrazia. In Europa non vince la maggioranza ma chi, tramite il diritto di veto, blocca qualsiasi provvedimento. È davvero giusto che per licenziare qualsiasi legge sia necessaria l’unanimità? Non sarebbe più ovvio “accontentarsi” di una maggioranza qualificata? Non sappiamo quale sarà la geografia politica del prossimo Parlamento a Strasburgo, ma una cosa è certa, se si vuole una comunità più forte, sarà indispensabile mettere da parte i nazionalismi e ragionare in termini unitari. Se tutto questo non avverrà, allora possiamo dire già fin da ora che quella bandiera azzurra con una corona di stelline gialla sarà destinata a sbrindellarsi, dilaniata dal vento del populismo più estremo.

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