I crolli di quel che resta dei ghiacciai alpini o addirittura di pareti rocciose lungo il Monviso, la disastrosa alluvione in Nepal, uno dei cinque stati himalayani, i boschi di montagna e le pinete marine in fiamme dovrebbero convincere tutti della sempre più minacciosa realtà del riscaldamento globale. Ma l’uso delle fonti fossili di energia continua inalterato come quantità, mentre le guerre bruciano pozzi di petrolio, siti nucleari, foreste, case e terreni coltivati. Himalaya vuol dire “casa delle nevi”, dal sanscrito hima, latino hiems e greco khiōn (tempesta, inverno), in composizione con alaya, dimora. Clima dal verbo klínō significava per gli astronomi ellenistici, per lo più geocentrici, inclinazione del sole, con diversa luminosità, forza e durata di riscaldamento della terra con conseguente alternanza delle stagioni.
Tuttavia, pur non disponendo di strumenti di osservazione come i cannocchiali, ma solo dell’occhio umano e di calcoli matematici abbinati a disegni geometrici, sul fatto che il sole e gli altri pianeti del sistema solare ruotassero attorno alla terra Ipparco di Nicea, lo scopritore della precessione degli equinozi, espresse qualche dubbio. Aristarco di Samo già all’inizio del III secolo a.C. sostenne che tutte le osservazioni e i conti tornassero molto meglio ipotizzando un sistema eliocentrico. Fu accusato di empietà, per «avere turbato il riposo di Estia», cioè del fuoco divino racchiuso nella terra. Qualcosa di simile succederà più di un millennio dopo a Galileo Galilei, perché le teorie copernicane cozzavano contro il biblico libro di Giosuè, in cui il condottiero ebreo ordinava al sole di fermarsi e non tramontare per dargli tempo di sterminare tutti gli amorrei. Eppure inclinato non era il sole, bensì l’asse terreste, cosa che con l’ellitticità dell’orbita di rotazione è alla base della successione periodica delle stagioni. Per queste gli antichi non avevano un vocabolo preciso. I romani le definivano anni tempora, parti dell’anno, dalla radice tem, greco témnō, tagliare, dividere, da cui tempus hibernum, inverno, primum tempus, la primavera, francese printemps. Aestas, estate è connessa con la radice aith bruciare, greco aíthō, latino aedes focolare, poi casa in generale.
L’edificare è di per sé legato al riscaldamento. Quello degli antichi era a legna, materia rinnovabile. Stagione in greco si diceva hōra, periodo di tempo ricorrente, quindi anche del giorno, da una radice yor, che in sanscrito dà varsāh, le due brevi stagioni dei monsoni senza le cui piogge in India non potrebbero avvenire le coltivazioni. Stessa radice indoeuropea si ritrova nell’inglese year, nel tedesco Jahr e nell’aggettivo latino hornus che indica qualcosa prodotto nell’anno in corso: vino, lana, reddito. Hōra per eccellenza è la stagione della maturazione e del raccolto del grano e della frutta, in greco moderno horéos significa bello. Opōra, composto da ópi, dopo, e hōra, corrispondeva all’autunno dei latini, certamente più caldo ad Atene e nell’Italia meridionale, terra di colonie greche. Il nostro vocabolo stagione deriva dall’uso medioevale di statio, dal verbo stare, che indicava i giorni in cui il sole sembra fermarsi nella pari durata fra luce e buio degli equinozi oppure con quella massima del dì nel solstizio estivo e minima in quello invernale. Il francese saison e l’inglese season rimandano invece a satio, semina, cioè al tardo autunno dei lavori agricoli. Nel tedesco Jahreszeit pare tornare il latino “momento dell’anno”, ma nei composti prevale -saison. Lo spagnolo estación è allineato con l’italiano. Per indicare l’afa, vocabolo onomatopeico e quindi senza parentele, inglese e tedesco hanno termini che significano genericamente caldo, il francese calore soffocante, lo spagnolo bochorro risale al latino volturnus, vento del sud o del monte Vulture.
I greci ricorrevano a pnígos, senso di soffocamento, i romani a canicola, da canis, la costellazione visibile di notte dal 26 luglio a fine agosto. Ma a quanto ammontasse questo calore gli antichi non potevano calcolarlo. Tantomeno sarebbero stati in grado di misurare la temperatura dell’atmosfera (da athmós, vapore, e sfera), possibile solo con satelliti e aerei. La verità è che l’umanità possiede non solo gli strumenti per misurare il cambiamento climatico, ma anche quelli per frenarlo. Interessi grandi, ma meschini impediscono una lotta seria. E le guerre. Il dio del patriarca di Mosca, degli evangelici di Washington e degli ebrei ultra ortodossi non è quello dei profeti, ma quello di Giosuè.










