Estate: un Ferragosto per riflettere su quel Piemonte che non va in ferie

175

Sono 21 milioni gli italiani in viaggio per concedersi almeno un giorno di vacanza fuori casa nel mese di agosto, secondo l’analisi Coldiretti/Ixé divulgata lo scorso fine settimana, il primo da bollino nero sulle strade delle vacanze. Buona parte, quindi, degli italiani è al mare, che continua a fare la parte del leone essendo scelto dal 62%, ma non è così per tutti.
Nei primi tre mesi di quest’anno, in particolare a Torino, 5.589 imprese di vario tipo hanno abbassato le saracinesche, secondo i dati di Unioncamere che dimostrano come siano nate 1.243 nuove imprese in meno rispetto all’anno scorso e, allargando lo sguardo a tutto il Piemonte, il bilancio anagrafico delle imprese continua ad essere negativo. Dati che devono far riflettere tutta la società. Le famiglie piemontesi, secondo l’Osservatorio Caritas Torino, sono in situazione di emergenza tanto che il Piemonte viene segnalato come una delle regioni dove il divario tra poveri e non è superiore al livello nazionale, con 70 mila famiglie che non riescono neppure a pagare i farmaci. A preoccupare soprattutto è la situazione giovanile poiché il tasso di disoccupazione, in Piemonte, è di 3 punti superiore rispetto ad altre regioni del nord Italia. Oggi ad essere più penalizzati, infatti, dalla povertà economica e dalla esclusione sociale non sono gli anziani o i pensionati, come accadeva in passato, ma i giovani, come dimostra il rapporto di Caritas italiana dello scorso anno. A Torino, nello scorso mese di maggio, è stato pubblicato il risultato dell’indagine promossa nell’ambito dell’Agorà del Sociale dalla quale si registra che, a vivere in situazioni particolarmente critiche, in Piemonte, ci siano 67 mila giovani e i torinesi siano 35 mila.
“Situazione che fa ricordare quanto successe nella Torino del 1864 quando, dopo quattro secoli, perdeva il suo status di capitale e doveva cercarsi una nuova identità – commentano Fabrizio Galliati vicepresidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – Alla luce di questi dati, infatti, viene spontaneo pensare che il Piemonte ed il suo capoluogo debbano cercare un’alternativa per dare risposte alle nuove generazioni la cui formazione resta di fondamentale importanza. Un impulso positivo, rispetto al disagio che si riscontra nelle grandi città, arriva dalla cultura e dai flussi turistici poiché i dati del 2017 dell’Osservatorio confermano la crescita del settore in Piemonte, con un aumento significativo anche rispetto al 2016: positivi sia gli arrivi, che si avvicinano alla soglia di 5 milioni e 200 mila, sia le presenze, complessivamente oltre quota 14 milioni e 900 mila. In questa direzione, una alternativa è sicuramente l’agricoltura, tanto che oggi si parla di Millenial farmers, ovvero gli under 35 che, tra insoddisfazione generazionale, mancanza di opportunità lavorative e precarizzazione crescente, scelgono proprio l’agricoltura come stimolo e via d’uscita in un contesto socio-economico critico. A tal proposito – continuano Galliati e Rivarossa – ci mettiamo a disposizione per quella parte di agroindustria virtuosa, al contrario di quella che crede di essere autosufficiente con i propri marchi, per dare avvio a concreti progetti di filiera, di cui abbiamo parlato nell’ambito dei numerosi workshop durante il Villaggio Coldiretti a Torino, dello scorso mese di giugno, per far sì che si unisca veramente il territorio al mondo economico. Chiediamo, quindi, che sotto l’ombrellone non vengano fatte solo le parole crociate e castelli di sabbia, ma che gli attori preposti e le Istituzioni pensino, al rientro dalle vacanze, a dar vita ad un tavolo di lavoro per valutare reali progettualità. Creare momenti di formazione che diano opportunità di futuro ai giovani, ai cosiddetti Neet, cioè coloro che non sono impegnati né nello studio, né nella formazione e neanche nel lavoro, ed, in generale, alle fasce più deboli deve essere una assoluta priorità”.