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Economia, Confindustria Piemonte: terzo trimestre all’insegna della stabilità. Tengono occupazione e investimenti, ma pesa il caro-prezzi

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Le imprese piemontesi prevedono un terzo trimestre senza impatti su occupazione, produzione e ordini. È quanto emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Piemonte che raccoglie le risposte arrivate da circa 1.200 imprese nel mese di giugno. Il saldo tra chi prevede una crescita, ottimisti, e chi una riduzione, pessimisti, per l’occupazione è di +6,2%, per la produzione di +2,3% e per gli ordini totali +1,6%. Negativi invece su consuntivi di export (-3,8%) e redditività(-8,6%). Varia complessivamente poco la propensione a investire, che interessa il 73,6% delle rispondenti, in calo di un punto percentuale, mentre il 25,1% delle imprese ha programmato l’acquisto di nuovi impianti, un dato in crescita di 1,2 punti rispetto a marzo.

Il tasso di utilizzo di impianti e risorse resta stabile al 77%, si assesta il ricorso alla CIG, attivata dal 7,9% dei partecipanti all’indagine, percentuale che cresce nel manifatturiero, dove raggiunge il 10,6% risultando però in calo di 1,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione sul secondo trimestre. Torna ampia la forbice tra aziende di grandi dimensioni (con oltre 50 dipendenti) che esprimono attese sulla produzione più favorevoli (saldo +10,3%), rispetto a quelle più piccole, che si rivelano più caute (saldo pari a -1,3%). In merito all’aumento dei prezzi, i timori restano molto alti, nonostante il calo del costo del petrolio in queste settimane con l’attenuarsi della crisi iraniana: nel saldo ottimisti e pessimisti il dato vede questi ultimi prevalere con un +56,5% in merito alle materie prime, nel 57%,3% delle risposte sul tema energia e nel 63,9% in merito alla logistica e ai trasporti.

“La prudenza dei nostri imprenditori nelle risposte di questa indagine mi pare logica conseguenza di settimane che a livello geopolitico hanno visto susseguirsi in rapida successione scenari di ogni tipo. La tempesta però è tutt’altro che passata. Il calo del prezzo del petrolio se da una parte aiuta famiglie e imprese, di certo non compensa gli aumenti che solo ora stanno arrivando lungo le filiere produttive e che si sono generati da inizio anno. Ciononostante, la volontà di investire delle aziende piemontesi non si è mai fermata, l’auspicio deve quindi essere che ora ripartano anche gli ordini a lungo termine così come i pagamenti e il credito. Sono tutti fattori che se non gestiti per tempo, rischiano di penalizzare sia la capacità di esportare nei mercati più promettenti, sia gli investimenti” commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.

Passando all’analisi settoriale, il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione delle imprese che hanno risposto all’indagine, registra saldi sulla produzione in leggero calo rispetto alla scorsa rilevazione per produzione (-1,5%) sia nuovi ordini (-1,5%), sale l’occupazione (+3,7%). Ancora segno meno per redditività (-12,3%) ed export (-3,0%). A soffrire è soprattutto il comparto metalmeccanico (per la produzione il saldo fra ottimisti/pessimisti, negativo da 12 trimestri, è pari a -2,6%), soprattutto automotive e metallurgia. Registrano un segno meno anche tessile-abbigliamento(-9,4%) e edilizia (-4%). Stabili le manifatture varie (gioielli, giocattoli, ecc.), chimico e legno. Sono, invece più ottimistici gli scenari per impiantisti (+17,9%), gomma-plastica (+6,1%), alimentare (+5,6%) e cartario grafico(+3,8%).

Il comparto dei servizi registra una ripresa più marcata del clima di fiducia, verosimilmente grazie al ritrovato ottimismo estivo nel settore deltrasporto merci e persone e in quello del commercio e turismo, che sui livelli produttivi registrano rispettivamente saldi del +16,7% (era -15,6% nella rilevazione sul secondo trimestre) e dell’1,6% (era -18,6%). Stabilmente positive le attese per ICT (+13,1%), servizi alle imprese (+12,8%).

Focus Medio Oriente

Questa edizione dell’Indagine Congiunturale contiene anche un focus tematico sul conflitto in Medio Oriente, con lo scopo di mappare il sentiment delle imprese associate e valutare l’impatto dell’incertezza sull’economia piemontese. La rilevazione restituisce un quadro di preoccupazione contenuta ma diffusa. Riguardo all’impatto del conflitto sull’attività aziendale, le imprese si dividono equamente tra chi lo giudica significativo e di lunga durata (38%) e chi lo ritiene solo moderato (38%), mentre è residuale la quota di chi non ne avverte effetti. È il caro-energia a pesare di più: quasi due imprese su tre (63%) considerano rilevante o molto rilevante l’impatto dei costi energetici sul proprio margine operativo, con punte nei settori più energivori come l’alimentare, la metallurgia e l’automotive. Di fronte a queste pressioni, la risposta prevalente è la diversificazione dei fornitori, seguita dalla rinegoziazione dei contratti con i clienti: le imprese cercano soprattutto di irrobustire la catena di approvvigionamento più che di intervenire sulle scorte. Nonostante tutto, lo sguardo sul futuro resta improntato a un cauto ottimismo: oltre la metà delle aziende (51%) attende un miglioramento dei principali fattori di rischio nei prossimi mesi, benché resti significativa (27%) la quota di chi segnala forte incertezza. Sul piano territoriale il quadro è abbastanza omogeneo, con alcune sfumature. La percezione del conflitto come minaccia duratura è più marcata nell’Alessandrino e nell’Astigiano, mentre l’ottimismo sul futuro tocca i valori più alti ad Asti e nel Biellese e i più bassi nel Novarese, dove si concentra anche la maggiore incertezza. Torino e Cuneo, che insieme rappresentano circa la metà del campione, si collocano in linea con la media regionale.

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