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E’ l’incertezza a minare la crescita della Granda: Così le imprese nel sondaggio trimestrale Confindustria

Indicatori ancora positivi a breve termine, ma si guarda con preoccupazione a cosa accadrà nel 2023

L’indagine congiunturale di previsione per la nostra provincia, realizzata da Confindustria Cuneo e relativa al terzo trimestre 2022, restituisce risultati che sono, nel complesso, ancora favorevoli. Sono state raccolte le valutazioni delle imprese a poco più di tre mesi dall’invasione russa in Ucraina, in concomitanza con l’escalation dell’inflazione (che ha raggiunto l’8% a giugno in Italia e l’8,6% nell’area Euro) e dei prezzi delle materie prime. A livello territoriale le circa 300 imprese associate a Confindustria Cuneo che hanno preso parte al sondaggio di previsione, esprimono valutazioni tutto sommato in linea con quelle medie regionali. Questo sebbene per alcuni indicatori si rilevino differenze dovute alle specificità del tessuto economico. Nel manifatturiero il 23,2% dei sondati indica un aumento della produzione, contro il 13,1% che si attende un calo. Il saldo scende di 1,4 punti rispetto a marzo e raggiunge il 10,1%, in linea con il dato medio piemontese. Scende in misura più consistente il saldo sugli ordinativi che si attesta al 2,4%. Al contrario, si consolidano ulteriormente le attese relative all’occupazione (16,1%) e tornano positive quelle sull’export (5,3%). La tenuta degli indicatori strutturali che emerge dall’indagine rassicura sulla capacità di reazione delle imprese cuneesi anche a fronte di una situazione geopolitica ed economica di eccezionale aleatorietà. Il tasso d’uso degli impianti resta saldamente su livelli elevati, mentre si riduce al di sotto della soglia fisiologica il ricorso alla cassa integrazione. Qualche lieve segnale di decelerazione proviene dagli investimenti. Nei servizi la fiducia risale, forte soprattutto del buon andamento del terziario innovativo e della ripresa dei servizi turistici e del commercio-ristorazione. Il saldo relativo ai livelli di attività è pari all’11%, mentre quello relativo agli ordinativi e all’occupazione sale rispettivamente a 13,2% e 18,7%. Tornano buone le prospettive di investimento a fronte di un tasso di utilizzo delle risorse stabilmente al di sopra dell’80%.

Il quadro italiano

Questo in un quadro nazionale in cui da un lato si registra la spinta delle costruzioni che sostiene anche parte dell’industria, e quella del turismo ossigeno per la filiera manifatturiera (alimentari, abbigliamento, eccetera); dall’altro salgono i prezzi, energia ma anche cibo e servizi, solo in parte calmierati dagli interventi del governo. Spinte di segno opposto che porteranno a una brusca frenata nel percorso d’assestamento post-pandemia. Nel 2023 l’economia potrebbe ripartire, anche se il trascinamento negativo dal 2022 ridurrà la crescita media all’1,9%. Una ripresa che sarà trainata dagli investimenti finanziati dal Pnrr e dal recupero della propensione al consumo.

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