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    Disturbi alimentari, ora è allarme: In Langa e Roero i casi di anoressia e bulimia cresciuti del 112%

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    Il fatto di vivere in un territorio considerato la patria del buon cibo non è certamente una scusa. Il numero di persone sovrappeso e obese sulle colline di Langhe e Roero è in continua crescita, soprattutto tra i bambini e i ragazzi. Ma non sono solo le abbuffate in eccesso a preoccupare. L’aumento dei disturbi dell’alimentazione ha raggiunto dimensioni preoccupanti nel nostro territorio, con un aumento vertiginoso di casi, che ha iniziato ad impennarsi negli anni del Covid e non si è più fermato.

    Le testimonianze

    E’ l’allarme lanciato ad Alba nel corso del recente convegno dedicato ai disturbi alimentari promosso dalla Società Italiana di Psichiatria Piemonte, che ha riunito intorno a un tavolo medici, psichiatri, dietologi e nutrizionisti, impegnati ad evidenziare quanto sia necessario un cambio di rotta soprattutto tra i giovanissimi. E per sottolinearlo, hanno portato la testimonianza di diversi ragazzi, alle prese con varie problematiche dello spettro alimentare. Storie di solitudine, di paura, di problemi magari ingigantiti che hanno portato alla ricerca di soluzioni estreme.

    Come quella di Alessia, che si abbuffa in ogni occasione, o di Marco e Sharon, così ossessionati dalla linea da rifiutare ogni cibo, rinunciando addirittura ad uscire con gli amici per non “cadere in tentazione”. Come ha sottolineato Giovanni Daga, direttore del Centro regionale Disturbi Alimentari di Torino: «In tutto il Piemonte, e in particolar modo nella provincia di Cuneo, nel periodo post pandemico si è registrato un incremento drammatico di casi soprattutto nella fascia tra i 14 e i 21 anni». A for­nire i “numeri” che meglio fotografano la situazione ci ha poi pensato l’Asl Cn2 Alba Bra. Oggi, l’8% dei nostri ragazzi possono essere inclusi in una categoria di rischio per quanto concerne i disturbi del­l’alimentazione.

    Disturbi e­stre­mamente variegati, come la bulimia, che consiste in una voracità patologica ed eccessiva nel mangiare, l’anoressia, quando, riducendo o interrompendo la propria consueta alimentazione, si scende sotto l’85% del peso normale, il binge eating, in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve, perdendo il controllo su cosa e quanto stia mangiando, e l’ortoressia, quel particolare disturbo del comportamento alimentare di cui soffre chi, nell’intento di ottenere una dieta che sia il più possibile sana, con un comportamento di tipo ossessivo finisce invece per ottenere l’effetto opposto. Come hanno sottolineato tutti gli esperti intervenuti, uscire da soli da questi tunnel è difficile, se non impossibile, ed è fondamentale intervenire il più precocemente possibile per evitare seri disturbi alla salute. Nella nostra provincia è possibile far riferimento al Centro Disturbi Alimentazione e Nutrizione di Cuneo, a cui si è affiancata la struttura Nutrizione Clinica e Disturbi del Comportamento Alimentare all’ospedale di Verduno, ma esistono anche diverse associazioni senza scopo di lucro, che possono accompagnare e aiutare i ragazzi e le loro famiglie.

    Il rischio depressione

    Sono sempre i numeri quelli che meglio evidenziano la gravità del problema. Dal 2020 ad oggi il numero dei casi gravi di disturbi alimentari nel territorio della nostra Asl è cresciuto del 112%, soprattutto tra i giovanissimi, con un 6% di soggetti con meno di 12 anni. Anoressia e bulimia rappresentano la problematica più frequente, con oltre il 60% dei casi. Ma i disturbi dell’alimentazione sono spesso collegati a diverse altre criticità, come depressione, ansia, comportamenti ossessivo-compulsivi e disturbi della personalità, che richiedono un intervento multidisciplinare con la presenza di nutrizionisti e psicologi. Un altro dato snocciolato al convegno fa meglio comprendere la gravità di queste patologie e l’importanza del lavoro di prevenzione. L’8% dei pazienti affetti da queste forme di disturbo alimentare ha tentato almeno una volta il suicidio. Addirittura, in questa fascia d’età il suicidio rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.

    Redazione Corriere
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