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“Di nuovo insieme” le opere di Testa e Casalnovo a Guarene

A costo di apparire “pop”, o semplicemente di esprimersi in toni banali, c’è un verso di una celebre canzone che sembra calzare in modo perfetto, in questa storia. E sì che, per raccontarla con il buon Antonello Venditti -lontano almeno un mare di estrazioni culturali e geografiche- è proprio vero: “Certi amori non finiscono: fanno giri immensi, e poi ritornano”. Da Torino al Roero, da Baldissero a Guarene, passando per Parigi, Londra e il lontano Oriente: e poi di nuovo qui, tra il paese dei Colonna e quello che si è consacrato all’arte, con la creazione di quella che è la prima, vera e unica Pinacoteca del Roero. L’aveva fondata il pittore Dino Pasquero, anni fa: curandola in prima persona, e poi tramite l’associazione culturale “Il Cammello”, che al suo atto inaugurale aveva scelto di porre al centro di tutto le opere del pittore Antonio Testa, baldisserese d’origine, cittadino del pianeta terra per vocazione e stile cosmopolita. Così era accaduto all’epoca: e così si ripeterà, a partire da sabato 9 luglio e sino al 4 settembre. Il tutto, nelle stanze guarenesi di via Paoletti 16, tutti i sabati pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30 e le domeniche, dalle 10.30 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30, oppure su richiesta dal 9 luglio. Le opere di Antonio Testa non saranno sole: così, come del resto, non è mai stato grazie all’impegno fortissimo della figlia Elisa la quale ha dedicato una vita intera a preservare storia, creazioni e memorie di un artista realmente a tutto tondo. In più, infatti, rispetto a quell’epocale mostra fondativa, ci saranno stavolta anche i frutti del pensiero, delle mani e dell’ispirazione di Valentina Casalnovo: moglie, ma anche inscindibile elemento di tutta una creatività condivisa dello stesso Testa. Perché vivere fianco a fianco di una persona è un’esperienza fantastica nella sua complessità: ma lo è ancora di più, ancor più meraviglioso, quando pensieri e idee prendono forma insieme, tra gioie e tribolazioni. Per mani che costruiscono, anche quando sono unite ed apparentemente calme. Così dice la stessa Elisa Testa, per annunciare questa mostra che ha il sapiente titolo “Ancora una volta insieme”, ed è geniale: «Le opere di pittura e scultura esposte, una quarantina, abbracciano un lungo periodo, per il pittore quadri anche antecedenti all’incontro con colei che sarà la sua Musa ispiratrice, per lei una collezione di ceramiche sacre e profane». Personalità dalle mille sfaccettature, quella di Antonio Testa: pittore sì, ma soprattutto uomo di profonda cultura. Nato a Torino nel 1904, visse fin dalla sua più tenera infanzia nel castello di famiglia a Baldissero d’Alba: una casa, quasi magica, che trasuda in ogni sua parte cultura e storia e che gli fu per tutta la vita una preziosa guida. E’ un paese piccolo, ora: ma che avrebbe tanto da raccontare a partire da uno dei libri scritti da quello che è uno dei massimi esponenti dell’arte piemontese nel ‘900. Il suo “Secoli al galoppo attorno al monte di Baldissero” è solo una delle sue espressioni di tutta una vita fatta di studi a tutto tondo (lo si comprende bene anche dal suo “Ricerca di una tecnica”, un saggio-non-saggio in cui esperienza umana ed artistica si fondono in un unicum: ma anche da exploit passanti per il libro per l’infanzia “Piedino Rosso”), di esperienze profonde come il suo amore per l’Oriente, nato dagli insegnamenti del suo maestro Alberto Rossi e proseguito sino ai suoi fumetti autografi (e semi-autobiografici) attorno al misterioso personaggio dell’Agente Zeta. Ogni cosa, permeata da una perfetta, continua ricerca dell’equilibrio tra sacro e profano: sublimata nella monumentale Ultima Cena, mirabile e materica, presente in una versione presso la chiesa parrocchiale di Santa Caterina proprio a Baldissero d’Alba. Qui, del resto, fu la sua “casa” come detto poc’anzi: non sempre compreso a fondo, ma non per questo legatissimo a ciò che è stato una patria nativa per lui, adottiva per la stessa moglie Valentina. La quale, in fatto di poliedricità, non era da meno: nata artisticamente come cantante lirica, con una passione per Wagner capace di ispirare il coniuge e anche sé medesima, realizzandosi nella lavorazione della ceramica a cui si dedicò con grande entusiasmo e soddisfazione per tutta la vita. “Di nuovo insieme” rappresenta dunque una storia di famiglia, e di come questa si possa evolvere: così per i suoi protagonisti, così per tutto il territorio del quale si pone come un rinnovato fiore all’occhiello.

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