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    Di cosa parleremo questa estate?

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    E adesso che le elezioni sono passate di che cosa parleremo sotto l’ombrellone? Di argomenti ce ne sono tanti e, ahimè, quasi nessuno si presta a discussioni ridanciane. Quello più preoccupante ci arriva direttamente dal binomio Istat-Inps e, ovviamente, ci parla di età pensionabile e aspettativa di vita. Ebbene sì, dalla stanza dei bottoni previdenziali ci fanno sapere che ormai noi italiani campiamo tanto, anzi troppo. Una bella notizia vero?

    Peccato che questa carota di ottimismo che ci fanno sventolare sotto il naso, sia propedeutica alla bastonata con cui ci annunciano che per andare in pensione dovremo attendere i 69 anni e 10 mesi. Già avete letto bene, lavori usuranti a parte, per molti di noi si tratterà di bollare la cartolina per anni e anni ancora, sempre che nel frattempo non ci si accorga che il sistema non reggerà e si tratterà di scegliere se continuare a lavorare fino alla vigilia del nostro funerale o fare la fame. Fa un po’ sorridere leggere (ancora oggi) le affermazioni di qualche politico che ci dice che andremo in quiescenza con 41 anni di anzianità lavorativa e senza penalizzazioni. Non facciamoci abbindolare da promesse che non potranno essere mantenute.

    Se oggi ci ritroviamo in queste condizioni, buona parte del merito spetta alle mille scappatoie, quali quota 100, approvate in campagna elettorale che hanno consumato l’ultimo tesoretto creato dalla tanto odiata Riforma Fornero. La mia sensazione è che anche per le pensioni molto presto dovremo provvedere noi stessi, creandoci una cassa previdenziale, che penserà a finanziare la nostra vecchiaia. Ci stiamo avvicinando a grandi passi al sistema statunitense, in cui sanità e pensioni non vengono erogate dallo Stato ma dal mondo assicurativo. L’unica differenza, tuttavia, sarà la busta paga. Già perché un nipote dello zio Sam, prende un ricco stipendio lordo, con cui può pagare i premi assicurativi, mentre un suddito di Giorgia, continuerà ad essere tassato per quasi il 50%. Quei soldi non serviranno per garantire i servizi che, anzi, saranno tagliati per pagare un debito pubblico sempre più grande.

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