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Dalla Regione 95 milioni di euro a sostegno delle fasce più deboli

È di quasi 95 milioni di euro l’ammontare complessivo del Piano triennale 2021-23 contro la povertà approvato dalla Giunta regionale, 36,8 dei quali fanno riferimento allo scorso anno.

Si tratta dello strumento di programmazione dei servizi necessari a garantire il livello essenziale delle prestazioni per l’attuazione del Reddito di cittadinanza.

L’assessore alla Famiglia lo giudica un passaggio fondamentale in quanto il contrasto alla nuove povertà, acuite in maniera drammatica dall’emergenza Covid-19, che andrà ulteriormente rafforzato in futuro con politiche in grado di sostenere le fragilità sempre con maggiore efficacia.

I contenuti del Piano

L’articolazione del testo riflette le tre funzioni individuate normativamente:

* attuazione dei livelli essenziali connessi al Reddito di cittadinanza (rafforzamento del servizio sociale professionale, in quanto non si possono seguire correttamente le persone in difficoltà se non vi sono gli operatori);

* interventi e servizi in favore di persone in povertà estrema e senza dimora, poiché la dignità delle persone in strada va salvaguardata non solo nelle emergenze per favorire un loro riaggancio alla società);

* sperimentazione interventi in favore di chi al compimento della maggiore età vive fuori dalla famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Il tutto puntando all’integrazione con il Terzo settore e costruendo progetti personalizzati sulle esigenze di ciascuno, finalizzate all’autonomia e alla partecipazione al mercato del lavoro.

Nelle scelte programmatiche che la Regione Piemonte descrive nel Piano sono sottolineati alcuni concetti fondamentali: integrazione delle risorse provenienti da diverse fonti di finanziamento per aumentare l’efficacia delle azioni previste; costruzione di un welfare che favorisca l’integrazione tra le azioni del pubblico e del Terzo settore e favorisca la partecipazione al mercato del lavoro riconoscendolo uno dei fattori rilevanti dell’integrazione sociale; un approccio organizzativo che cerchi di ricondurre al centro la persona, nella sua unità e nei suoi bisogni; presa in carico e definizione di un progetto individualizzato che definisce i sostegni necessari alla persona verso una sua autonomia; potenziamento dei servizi mediante la costruzione di minimi comuni denominatori riscontrabili in tutti i punti di accesso del sistema.

Per quel che concerne la quota riservata ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane, la Regione conferma la delega al Comune di Torino per la programmazione e l’utilizzo delle risorse destinate, mentre i fondi regionali vengono ripartiti in quota uguale tra i sette Ambiti territoriali e gestite direttamente dagli stessi sulla base di precisi criteri.

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