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    Cultura, il Piemonte fanalino di coda: tra la province del nord la Granda è quella con il più basso livello di istruzione

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    Partiamo subito dalla cruda realtà della notizia: la provincia di Cuneo è quella che registra uno dei più bassi livelli di istruzione della popolazione nell’intero Nord Italia. Peggio di noi ci sono soltanto le province del profondo sud. Lo rivela un’analisi del Sole 24 Ore, che nell’imminenza della ripresa dell’anno scolastico ha tracciato l’indice di alfabetizzazione della popolazione, prendendo in considerazione le percentuali di laureati, diplomati, persone con licenza media o elementare e analfabeti. Delle 107 province italiane la Granda è addirittura all’80° posto nella classifica dei residenti con un livello di istruzione che va oltre la terza media.

     

    Agli ultimi posti, con la più bassa incidenza di istruzione della popolazione, ci sono le province della Sardegna e della Calabria. Tornando alla situazione di “casa nostra”, bisogna dire che non fanno molto meglio le altre province piemontesi. Insomma, non ci si può certo vantare che il Piemonte eccella in livelli di istruzione rispetto alle altre regioni italiane. La maggiore criticità – in un’indagine che prende in considerazione la fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni – è legata soprattutto al basso numero di laureati rispetto ad altre aree d’Italia. Un dato che deve assolutamente indurre una seria riflessione. In Piemonte calano i laureati e la discesa è piuttosto significativa: dal 30,4% dell’anno pre-pandemia al 25,6% attuale.

    Numeri decisamente più bassi della media nazionale, che arriva al 29%. Se vogliamo fare un impietoso raffronto con gli altri Paesi europei è sufficiente dire che la media di laureati nell’Unione Europea – nella medesima fascia d’età – è del 46%. Per fortuna ci salviamo dalla vergogna dell’ultimo posto, perché appena dietro di noi c’è la Romania. Ai vertici di questa classifica troviamo un podio composto da Lussemburgo (61% di laureati), Irlanda (59%) e Cipro (58%). È invece fortunatamente in discesa il numero dei Neet, i giovani che non lavorano e non studiano: sono il 15,4% in Piemonte. Erano il 19,2% nel 2021 e il 17,7% prima della pandemia. La media italiana indica una situazione ancora peggiore, con il 19% di giovani senza alcuna ambizione.

    Piemonte tra i fanalini di coda anche nella competenza degli studenti sulle materie più importanti. Gli indicatori sulle competenze, decisamente scoraggianti, indicano che il 36% degli studenti dell’ultimo anno della scuola media ha una preparazione insufficiente in italiano, mentre nella matematica la percentuale sale ulteriormente al 39%. La ripresa dell’anno scolastico deve essere un’occasione per il Piemonte per risalire rapidamente queste classifiche. Almeno è quello che auspica la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, che ha analizzato questo report. La soluzione? «A preoccupare maggiormente oggi è la “dispersione implicita”, ovvero la condizione in cui i ragazzi raggiungono il diploma ma in realtà sanno molto poco e non hanno competenze. Serve poi una scuola più inclusiva e i docenti devono essere adeguatamente formati ad affrontare le nuove difficoltà dei ragazzi».

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