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Cresce il Consorzio Birra Origine Piemonte arrivando a 14 aziende

Su forte spinta della Cia Cuneo, con il presidente e il direttore provinciale, Claudio Conterno e Igor Varrone,  insieme ad altre Cia della Regione, e dopo un lungo lavoro di confronto, ad agosto 2019 si è costituito il Consorzio Birra Origine Piemonte (Bop). A dare un rilevante sostegno all’operazione è stato anche l’associato Diego Botta, titolare, con Ivan Lodini e Luigi Cagioni, del birrificio agricolo Kauss di Piasco, nato nel 2012. I fondatori sono stati, oltre a Conterno e alla Quebere di Botta, Lodini e Cagioni; l’Hopera di Luca Bonelli, produttore di luppolo tra Busca e Dronero; Antonello Musso e l’azienda agricola Frè di Giuseppina Raviola con sede a Carrù, produttori di orzo, luppolo e birra; l’Aragno Agricola Fondiaria di Savigliano; la società agricola Cascina Motta di Massimo Prandi (Sale, Alessandria) e il Nuovo Birrificio Nicese di Emauele Barlocco e Carlo Colombara (Nizza Monferrato-Asti). Poi, l’assemblea del febbraio 2021 ha accolto l’ingresso dei nuovi soci: Bbm birra e bevande magiche di Lelio Bottero (Carrù); Birra Alabuna di Alessandro Somà (Villanova Mondovì); FraMax Birrificio Agricolo di Francesca Boschis (Canale); Trematti microbirrificio Dr. Barbanera di Grazia Gioira (Cavallirio-Novara); Gravità Zero di Luca Delleani (Giaveno-Torino); Parsifal Birrificio Artigianale di Maurizio Musi (San Raffaele Cimena-Torino) e Malteria Monferrato di Vincenzo Monastra Varrica (Villafranca d’Asti-Asti). In totale sono 14 aziende, delle quali otto operano in provincia di Cuneo.
Gli obiettivi
Il Consorzio associa i produttori agricoli e artigianali di birra, quelli di materia prima necessaria alla sua realizzazione (orzo, luppolo) e chi effettua la trasformazione dell’orzo in malto: lavoro indispensabile per fabbricare poi la bevanda. Il tutto, però, con una caratteristica importante. A spiegarla è il presidente Conterno, ancora ricandidato, nell’assemblea del prossimo 15 gennaio,  alla guida di Cia Cuneo: “L’intero percorso produttivo dei birrifici agricoli, ma anche di quelli artigianali, deve avvenire con materie prime coltivate e trasformate in Piemonte. Legando la birra al territorio, in un progetto di filiera locale. Operando, cioè, tutti con gli stessi obiettivi e seguendo le regole che ci si è dati per ottenere i traguardi da raggiungere. In tanti è un cammino praticabile, mentre da soli si va da nessuna parte. Come è accaduto per il vino a partire dagli Anni Settanta”.
Aggiunge Botta: “Il settore del birrificio agricolo è giovane, ma sta iniziando a conquistarsi un proprio spazio e una sua maturità. Di conseguenza, era importante, anche sulla base delle esperienze di altri comparti, farlo crescere in modo organico. Inoltre, occorreva che le Istituzioni lo conoscessero proprio in questa nuova forma strutturata. Perché già era nota l’esistenza della birra artigianale e di filiera, ma la stessa era esclusa da tutte le misure di sostegno del Programma di Sviluppo Rurale (Psr). Alle quali, invece, possono accedere le altre produzioni agricole”.
Cosa è stato fatto 
Nonostante l’emergenza sanitaria legata al Covid abbia rallentato fortemente l’operatività del Consorzio, nei due anni passati sono state messe in campo importanti iniziative. A partire dal logo, creato da Cia Cuneo. Poi, si è iniziata un’attenta e serrata discussione tra gli associati con l’obiettivo di ottenere il marchio di Prodotto Agroalimentare Tradizionale (Pat), accompagnato dal relativo disciplinare di produzione. Al dibattito interno si è affiancato il lavoro affidato a consulenti esterni sulla storia della birra in Piemonte, che ha radici lontane, e un’analisi dell’impatto economico del settore a livello non solo locale. La documentazione con la richiesta di Pat è stata depositata in Regione nel giugno 2021 e si sta attendendo la risposta. Sottolinea Conterno: “Stiamo anche lavorando per mettere insieme alcune proposte dei consiglieri regionali, con lo scopo di ottenere una Legge Piemontese che definisca le regole per la produzione della birra con l’uso di materie prime locali e dia ai birrifici agricoli la possibilità di ottenere i necessari sostegni per gli investimenti nelle loro aziende. Traducendo in norme una parte del percorso definito con il disciplinare del Pat”.
Se ci sarà l’ok al marchio verrà avviato l’iter per il riconoscimento, da parte dell’Unione Europea, dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp): percorso più complesso e che necessità di maggiore tempo.
I risultati raggiunti
Un risultato concreto raggiunto è stato l’inserimento del settore birrifici agricoli nel percorso delle misure del Psr, attraverso un Bando uscito a fine dicembre 2021.          Dice Botta: “Lo auspicavamo e la formulazione delle regole per partecipare è perfettibile. Ma rappresenta forse il successo più grande ottenuto dall’avvio del Consorzio ed è un buon punto di partenza”.
Inoltre, con il grande impegno del direttore Cia Cuneo, Igor Varrone, è stato ottenuto dall’Inps il non facile riconoscimento di un adeguato numero di giornate lavorative delle aziende agricole che producono birra e coltivano orzo e luppolo destinati alla stessa bevanda. “Una normativa – spiega Conterno – che prima non c’era e che entrerà sicuramente a far parte della legislazione italiana”.
Infine, sempre con il supporto di Cia, sono state ottenute dalla Regione delle deroghe per poter effettuare trattamenti sul luppolo in precedenza non previsti e non regolamentati.
Sempre nel 2021, l’Institut Agricole Régional della Valle d’Aosta ha voluto approfondire con il Bop l’esperienza di filiera: percorso che porterà ad attivare un protocollo di collaborazione. Nel periodo in cui l’emergenza sanitaria lo permetteva si sono poi svolti un paio di appuntamenti di presentazione del Consorzio all’interno della manifestazione Cheese a Bra e nell’azienda Hopera di Luca Bonelli. Ai quali si è aggiunta la visita alla Malteria Monferrato.
Il futuro
Afferma il presidente Conterno: “Sono soddisfatto del percorso portato avanti. Tra gli obiettivi futuri, oltre all’ottenimento del Pat e della Legge Regionale sulla birra Piemontese, con il successivo inizio del percorso riguardante l’Igp, dobbiamo intraprendere una capillare promozione del prodotto sul mercato nazionale e su quello internazionale. Il Consorzio si potrà anche allargare a birrifici di dimensioni maggiori. L’importante è che accettino e rispettino le regole dettate dal disciplinare Birra Origine Piemonte”.
Conclude Botta: “Con il problema Covid il nostro settore è andato in crisi e ha dimostrato di essere fragile perché indirizzato, nello smercio della produzione, quasi esclusivamente ai bar e alla ristorazione italiana: esercizi costretti alla chiusura dall’emergenza sanitaria. Attraverso il Pat e l’Igp intendiamo raggiungere mercati diversi e internazionali per ampliare gli orizzonti di vendita. Lavorando anche direttamente con il consumatore per far conoscere le peculiarità del nostro prodotto di filiera”.

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