Covid e Alluvione: così a Ceva il lavoro dei volontari ha fatto la differenza

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Il sindaco di Ceva Vincenzo Bezzone

CEVA – Le associazioni di volontariato costituiscono una rete attiva e importante per la città di Ceva.

 

“È innegabile – sottolinea il sindaco Vincenzo Bezzone – che senza queste associazione con i loro volontari, non potremmo garantire alcuni importanti servizi. Per questo a tutti loro va il nostro ringraziamento ma anche, ogni volta che è possibile, un aiuto concreto per sostenere le loro attività”.

Solo alcune settimane fa, la città di Ceva ha voluto ringraziare pubblicamente la persona che rappresenta il volontario per antonomasia, grazie alla sua presenza costante in ogni momento particolare della città: Silvio Amerio, vigile del fuoco volontario per oltre quarant’anni. È indubbio, però, che se c’è stato un momento particolarmente delicato, nel quale le associazioni di volontari hanno dato il massimo, è stato durante l’emergenza Covid.

Abbiamo chiesto all’ingegner Nadia Carena – che allora ricopriva il ruolo di assessore alla Protezione civile, dal quale si e poi dimessa per motivi personali ed è subentrato Andrea Minazzo – di raccontarci, a distanza di tre anni, alcuni dei momenti più importanti di quel periodo.

“Con uno sguardo un po’ distaccato, per il tempo trascorso, possiamo dire che Ceva ha affrontato bene l’emergenza Covid – precisa Nadia Carena -. In particolare nel primo lockdown, i numeri delle persone colpite dal virus a Ceva sono infatti sempre stati molto bassi. Ciò è stato possibile sia grazie al lavoro di tutte le autorità competenti e delle Forze dell’Ordine che si sono profuse per attuare le disposizioni del Governo e vigliare il rispetto dei cittadini delle regole imposte durante il lockdown anche dopo, per supportare la cittadinanza. Naturalmente alla base ci sono sempre stati disciplina e profondo rispetto di queste regole da parte dei cebani”.

I volontari quale ruolo hanno avuto?

“Un ruolo fondamentale – sottolinea Carena – hanno svolto un importante lavoro le tre Associazioni di Protezione civile (Gruppo civico, Ana e Aib) per aiutare le persone e vigilare che le regole venissero rispettate, ma anche sempre pronte ad aiutare e spiegare ai cittadini le procedure da adottare”.

“Grazie alle Associazioni – prosegue Carena – è stato infatti possibile presidiare il territorio cebano e supportare i malati di Covid in quarantena presso le loro abitazioni, portando la spesa a domicilio, medicinali ed altri beni di prima necessità. Inoltre, sempre grazie alle associazioni, è stato possibile distribuire le mascherine a tutta la cittadinanza per consentire di uscire e reperire i beni di prima necessità e medicinali”.

Fondamentale il lavoro svolto dalla Croce Bianca di Ceva, sottolinea Carena: “Molto impegnata nel trasporto e nell’assistenza dei pazienti malati presso le strutture ospedaliere. Alle Associazioni di Volontariato è stato richiesto un grande sforzo ed un grande sacrificio, in quanto spesso dimezzate dal fatto che molti dei volontari, essendo persone in pensione con un’età più avanzata che li rendeva maggiormente esposti e fragili al contagio del virus, a loro malincuore non potevano svolgere il servizio. Ma con il personale rimasto, le Associazioni hanno svolto con impegno, dedizione e molto cuore, tutto quanto necessario per dare sostegno alla città di Ceva durante l’emergenza”.

“Inoltre – prosegue -Grazie alla disponibilità dei medici di famiglia e delle associazioni è stato poi possibile realizzare l’HUB vaccinale presso la palestra comunale, consentendo la somministrazione in sicurezza dei vaccini alla popolazione cebana. Un ruolo fondamentale è stato anche quello delle scuole che da subito di sono attivate per garantire la continuazione delle attività con la didattica a distanza, consentendo agli allievi di non rimanere indietro nella loro istruzione, ma soprattutto non facendoli sentire soli in un’età molto delicata nella quale la socializzazione è parte indispensabile nel loro processo di crescita e di formazione”.

E su quale sia stato il momento più difficile, Nadia Carena non ha dubbi: “È stato quello iniziale, quando era necessario capire come gestire e contenere un’emergenza di tipo biologico di dimensione mai viste, con una velocissima capacità di propagazione ed infezione, senza avere casi precedenti nella storia recente da cui trarre esempio e spunto. Estremamente difficoltoso è stato poi il reperimento delle mascherine, tanto attese e reclamate dalla popolazione, che all’inizio erano introvabili, nei quantitativi e nelle caratteristiche necessarie per affrontare l’emergenza”.

Ma oltre agli interventi pratici, Carena ricorda un risvolto molto umano del periodo di emergenza: “Uno dei ricordi che rimarrà sempre nella mia memoria e nel mio cuore, è quello delle telefonate per dare un po’ di conforto e sostegno psicologico alle persone colpite dal virus, spesso spaventate e angosciate dal nemico invisibile che conviveva con loro, o preoccupate per i loro cari ammalati”.

Ma quale insegnamento ha lasciato questo terribile momento? “L’insegnamento che ha lasciato questa emergenza – conclude Carena – è che l’unione, la collaborazione e l’impegno di tutti ha consentito di sconfiggere un nemico invisibile. Il Covid ci ha fatto sentire più uniti, anche nella solitudine delle nostre case”.

“Il periodo della pandemia è stato terribile sotto molti aspetti – sottolinea il sindaco Bezzone -. Arginare i contagi e aiutare le persone in difficoltà, erano le priorità assolute. Naturalmente anche a livello amministrativo si è bloccato tutto e sicuramente le associazioni di volontariato hanno svolto un lavoro prezioso. E non si sono tirate indietro neppure durante il disastroso evento alluvionale, adoperandosi per aiutare i cebani e mettere in sicurezza persone, case e territorio”.

 

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