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Corretta gestione dei lavoratori e della manodopera per il futuro  del vino in Granda

Confcooperative Cuneo si interroga sul proprio ruolo e il contributo da apportare al territorio

Confcooperative Cuneo in questi giorni ha fatto il punto della situazione sulle nuove sfide della filiera del lavoro nel settore vitivinicolo. Sono circa 6 mila i lavoratori del settore agricolo nell’area dell’albese e del braidese, secondo i dati del centro per l’impego locale, tra i 3500 e i 4000 quelli impegnati nelle nostre vigne.  La maggior parte di essi è di origine straniera, essenzialmente macedoni e o comunque dell’est Europa: una presenza qualificata proveniente da territori a vocazione agricola, diventata indispensabile, in assenza di lavoratori italiani.

Il lavoro di analisi e proposta condotto ha integrato i contenuti dibattuti a inizio aprile, a Torino, in occasione di “Grandi Langhe 2022”, una due giorni dedicata ai vini di Langhe e Roero, promossa dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e Consorzio Tutela Roero, con il supporto della Regione Piemonte, e con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Un incontro dedicato ai grandi vini, ma in cui si è fatto il punto sullo status della filiera, sulle criticità, sui cambiamenti e sulle possibili soluzioni (alcune già in atto) per il futuro.

“Il tessuto imprenditoriale di piccole o medie imprese, – ha evidenziato Alessandro Durando, presidente di Confcooperative Cuneo – specializzate su un prodotto di nicchia, che curano o direttamente o attraverso le cantine sociali tutta la filiera: dalla vigna alla vinificazione, alla commercializzazione del proprio brand, è inevitabilmente cambiato. Queste aziende sono passate nel tempo da una gestione prettamente famigliare a una gestione imprenditoriale che richiede lavoratori alle proprie dipendenze o poter contare su agenzie di servizio a supporto tra cui srl e soprattutto cooperative.  Il venir meno di una manodopera autoctona ha generato una forza attrattiva e di richiamo verso l’esterno, lavoratori stranieri dedichi principalmente alle attività in vigna.

In questo scenario diversi sono i fronti da presidiare: la ricerca di personale, l’alloggiamento, la regolarizzazione e l’inserimento nel contesto sociale. Le cooperative di servizio e anche le altre imprese con la medesima caratterizzazione hanno offerto soluzioni a queste diversificate esigenze.

“Le cooperative aderenti alla Confcooperative Cuneo sul territorio albese sono una decina, la loro costituzione si è avviata a partire dai primi anni duemila.” – prosegue Durando – “Si tratta di cooperative essenzialmente di macedoni che lavorando in un primo tempo come braccianti agricoli hanno trovata in questa forma imprenditoriale l’opportunità di un salto organizzativo. La loro continuità aziendale evidenzia il loro affermarsi sul piano imprenditoriale e il vedere riconosciuto il proprio lavoro tra le aziende agricole del territorio su cui possono contare su una positiva fidelizzazione”.

 

In un clima di cambiamento, dove si sta verificando una presenza di lavoratori di origine africana, senza riferimenti in loco a supporto, le sfide per il futuro sono più impegnative e, devono caratterizzarsi per un approccio di sistema.

 “A livello locale” – conclude Durando – è fondamentale governare la situazione attivando risposte plurali. Ad esempio anticipare soluzioni sull’accoglienza: gestire gli arrivi allestendo strutture abitative, nei comuni vicini ai luoghi di lavoro, per ospitare i lavoratori che si presentano sul territorio in forma spontanea, evitando occupazioni abusive; una risposta che deve essere integrata da servizi informativi legati al lavoro e ai disbrighi di pratiche burocratiche ad esso collegate, coinvolgendo anche soggetti privati specializzati. Sostenere le aziende nel rafforzare le risposte sull’alloggiamento con contributi economici a supporto della locazione e o acquisto di container abitativi, o adeguando locali in muratura; stabilire una strategia promozionale con gli organi ispettivi preposti per anticipare e ostacolare le situazioni irregolari”.

Il tutto richiede un tavolo di coordinamento politico e tecnico per definire i vari passaggi coinvolgendo: Enti locali (con Regione e Prefettura), associazioni di categoria, sindacati, enti di terzo settore.

Come Confcooperative, in questo quadro, intendiamo fare fino in fondo la nostra parte:

  • Qualificando il ruolo delle cooperative di servizio in agricoltura associate e combattendo le esperienze spurie.
  • Attivando iniziative informative sui temi del lavoro in agricoltura con le aziende del territorio in collaborazione con le altre organizzazioni di categoria a partire dalle aziende conferitrici alle cantine sociali cooperative.
  • Sostenendo le stesse cantine cooperative, grazie alla presenza di Presidenti particolarmente sensibili e attivi, nel diventare un punto di riferimento e di servizio per i propri associati sul tema della condivisione e gestione della manodopera individuando nuove ed efficaci risposte.

 

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