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Coronavirus e disabilità. L’emergenza Covid-19 nella quotidianità di una famiglia con un figlio disabile

Gentile redazione,

Vi invio un articolo di sfogo, in un periodo in cui tutto è difficile, io, mamma di un bimbo autistico di 11 anni ritengo che la categoria “dei disabili” sia diventata invisibile…..
Rabino Ylenia
Io voglio ringraziare il Premier, il governo, i singoli ministri e la Task Force, per il potere che avete dato in questi ultimi mesi a me così come ad un sacco di altre famiglie che vivono ogni giorno la disabilità, cioè il potere di essere diventati invisibili. Certo, potrebbe essere un potere magico, invidiato, desiderato, ma in queste circostanze non è nient’altro che la prova del fatto che le categorie più deboli sono sempre quelle più dimenticate.
Eh già, si parla di aziende, di economia, di turismo, di negozi, di sport, di ristoranti, di bar, di balneazione e persino di campionato di calcio, ma di disabili non si parla mai. Del resto, non vogliamo certo sprecare del tempo per parlare di questa categoria di persone che vivono già ogni giorno un dramma e che ormai da due mesi vivono l’emergenza nell’emergenza e che oramai temono più di essere sopraffatti dalla stanchezza della situazione che dal coronavirus?
No, effettivamente questa categoria non merita, per questa categoria forse non vale la pena perdere tempo, in queste giornate intense di lavoro, a pensare a delle eccezioni nella fase 2.
Tanto chi sono i disabili? Sono nessuno, sono per l’appunto invisibili come dicevo poc’anzi. Sono quella categoria di persone che nel giro di pochi giorni si è vista togliere tutto, scuola, educatori, terapisti, svago e contatti sociali, sono quegli sfigati che erano già sfigati prima e quindi restano degli sfigati in un periodo sfigato. Magari qualcuno a Roma pensa che loro non patiscano, che non “si rendano conto” … Tanto sono disabili no? E invece si sbagliano, questi disabili stanno vivendo con fatica immensa questa situazione di reclusione e di privazioni, ma del loro malessere non importa a nessuno, a nessuno importa se queste persone non hanno la capacità né gli strumenti per elaborare questa emergenza e se quindi vivono il disagio in maniera amplificata. Diciamocela tutta, di loro non gliene frega davvero niente a nessuno, sono stati abbandonati da tutti, anche dalla scuola, che, con la sua pur ammirevole didattica a distanza, non è certo riuscita a raggiungere gli studenti disabili in maniera adeguata.
E quanto ancora andrà avanti questa situazione? Chi lo sa, ma per i disabili non si fanno eccezioni. Loro continuano a brancolare nel buio senza riferimenti, senza insegnanti, senta terapisti, in balia delle loro famiglie che fanno del loro meglio per non uscire di testa. Il problema è sanitario quindi non si può trovare soluzione, lasciamoli da soli, o resistono o peggiorano, ma se peggiorano interesserà forse qualcosa a qualcuno? Se gli sforzi di famiglie ed educatori si vanificano in pochi mesi cambia qualcosa per qualcuno? No, cambia solo a quelle famiglie già abituate a buttare giù bocconi amari, già abituate a litigare per i diritti, a lottare per qualche minimo progresso, a far sacrifici di tutti i tipi.
Invece, proprio loro avrebbero bisogno di un capitolo a parte per la ripresa per non lasciare che il programma educativo si perda completamente. Ma purtroppo nessuno ci ha pensato. Perché nel Comitato di esperti, che dovrebbe mettere a punto il piano generale per la scuola post-emergenza, non è presente alcun esperto di disabilità?
La realtà dei fatti è che i familiari dei disabili non possono arrendersi, a loro non è concesso di star seduto su un divano a leggersi un libro durante la quarantena, a loro è chiesto di far da genitore, insegnante, terapista, educatore, e chi più ne ha, ne metta, e il tutto senza mai far trapelare un goccio di stanchezza né di preoccupazione, non possono mai fermarsi, devono trovare sempre la maniera di andare avanti perché tanto la realtà è questa e nessuno li aiuta. In periodi normali si fanno tante parole e pochi fatti, in periodi come questi non si fanno manco le parole e tanto meno i fatti.
Questa la triste situazione che vivono moltissime famiglie ormai da fine febbraio, una realtà che è triste per tutti, ma che mette a nudo tutta la superficialità e la mancanza di sostegno nei confronti dei più deboli. Forse quando anche le gravi situazioni familiari che vivono i disabili faranno notizia, così com’è successo per gli anziani nelle RSU, allora finalmente si parlerà anche di noi.
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Redazione Corriere

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