ALBA – Non sarebbe stata l’opposizione a fare la spia all’Anac, Autorità nazionale anti-corruzione, sulla pratica del Nido per il capoluogo valsa a Cherasco 672mila euro di contributo Pnrr poi bloccato. L’ha detto in Consiglio Sergio Barbero lamentando «ci indispone, vorrei che rettificasse» l’accusa mossa dal sindaco Claudio Bogetti al “Corriere”. Cioè che l’istruttoria con istanze di modifica e paventato rischio di perdita del finanziamento sarebbe partita da un esposto «riconducibile» al gruppo dello stesso Barbero e dell’ex sindaco Carlo Davico. Questi in aula hanno rimarcato come l’intervento Anac sia un neo senza precedenti nella storia di Cherasco.
«Forse perché prima non erano arrivate segnalazioni» – ha ribattuto Bogetti. Barbero ha quindi chiesto se il sindaco disponga di «elementi» utili a giustificare la sua affermazione. «Ho il sentore» ha risposto Bogetti aggiungendo che per quanto la pratica contestata sia stata redatta «in fretta», causa scadenza «in 10 giorni» del bando, non conterrebbe i «falsi» ipotizzati da Davico. Quali sono, allora, le «criticità formali» rilevate da Anac? Nulla di legato alla variante urbanistica per rendere «consona» a ospitare il Nido la piazza Giovanni Paolo II, ha assicurato ancora il sindaco. Rinviando, però, a una prossima seduta il chiarimento sollecitato da una interrogazione della minoranza. Per «esigenze di riservatezza» – ha motivato il segretario Laura Baudino, siccome con Cherasco e la Centrale unica di committenza di Bra nel caso è coinvolto uno studio privato.










