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    Consumi: addio a 1 frutto su 10 sulle tavole degli italiani

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    Un frutto su dieci scompare dalle tavole degli italiani che hanno tagliato gli acquisti (-10%) crollati ai minimi da inizio secolo. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti presentata al tavolo ortofrutticolo convocato dal Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida sulla base dei dati Cso Italy relativi al primo semestre dell’anno.

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    “Con i tagli degli italiani è diminuito il consumo individuale di frutta e verdura sotto la soglia minima di 400 grammi per persona, da mangiare in più volte al giorno, raccomandato dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per una dieta sana – fa notare Enrico Nada, vicepresidente di Coldiretti Piemonte con delega territoriale alla frutticoltura. Un dato che preoccupa soprattutto se si considera che a consumare meno frutta e verdura sono soprattutto i bambini e gli adolescenti, con quantità che sono addirittura sotto la metà del fabbisogno giornaliero. Per questo nel piano di comunicazione è anche importante indirizzare meglio la campagna frutta nelle scuole con azioni di educazione alimentare orientate verso la stagionalità e il consumi di ortofrutta locale mentre per la promozione all’estero serve un strategia e un regia unica nazionale che non si può demandare alle regioni”.

    Il comparto frutticolo piemontese ha un fatturato di oltre 500 milioni di euro con una superficie di 18.479 ettari e oltre 7 mila aziende. Per le mele, la zona più vocata si concentra nella fascia prealpina che va da Pinerolo a Cuneo, si coltivano all’incirca 6 mila ettari di melo che coinvolgono circa 4 mila imprese. La produzione piemontese di pesche è di circa 2 milioni di quintali su una superficie di 4.416 ettari e 3.474 aziende. 

    “Coldiretti ha chiesto di garantire liquidità immediata alle imprese con lo stanziamento di 10 milioni di euro di aiuti diretti per la crisi delle pere, di 2 milioni di euro per i Kiwi e altri 20 milioni per le cambiali agrarie. Sul lato delle importazioni servono più controlli e il blocco UE per i prodotti provenienti da Paesi che dimostrano che hanno regole diverse e non seguono i nostri protocolli. Infine uno dei punti nevralgici del sistema è la necessità di aumentare l’aggregazione dell’offerta con il superamento delle distorsioni che stanno indebolendo il settore. Per questo, in Piemonte, abbiamo denunciato le tante problematiche del comparto frutticolo durante il blitz SOS Frutta dello scorso 22 novembre a Torino, in piazza Castello perché a rischio chiusura ci sono oltre 7 mila aziende. Una situazione insostenibile per cui va immediatamente applicato il decreto legislativo contro le pratiche commerciali sleali come bisogna ridurre drasticamente il costo del lavoro, con una specifica misura rispetto alla decontribuzione per le imprese frutticole, per allinearci, oltretutto, ai nostri competitor nell’ambito dell’Unione Europea e non solo”, concludono Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale.

    Redazione Corriere
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