Confermato ergastolo per accusato del delitto Caccia, il procuratore originario di Ceresole d’Alba

La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato poco fa la condanna all’ergastolo per Rocco Schirripa, il panettiere 65enne imputato per l’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, ucciso nel giugno 1983. E’ stata così accolta la richiesta del sostituto procuratore generale Galileo Proietto. Schirripa, immigrato dalla Calabria a Torino, avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco che sparò al magistrato originario di Ceresole d’Alba. La condanna in primo grado era arrivata nel giugno 2017.

«Sono contenta, anche se mi dispiace molto perché mi è sembrato che ci fosse una certa fretta di concludere. Non mi sembra che sia stato dato di nuovo abbastanza spazio a quello che stava intorno a questo imputato». Così Paola Caccia, figlia del procuratore ucciso, dopo la sentenza milanese. «Conferma la responsabilità di uno dei colpevoli, bisogna cercare gli altri», ha spiegato l’avvocato Fabio Repici. La famiglia Caccia ha sempre insistito affinché si indagasse su una cosiddetta “pista alternativa” che intreccia mafia e servizi segreti, sostenendo che il magistrato fu assassinato per l e sue indagini su casi di riciclaggio di denaro sporco al Casinò di Saint Vincent. Per l’omicidio Caccia è già stato condannato in passato all’ergastolo Domenico Belfiore, presunto boss della ’ndrangheta.