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Confartigianato Cuneo: “La guerra in Ucraina, gli aumenti incontrollati di energia stanno mettendo a rischio il nostro intero assetto produttivo

È un grido forte e accorato quello lanciato da Confartigianato Cuneo e dai suoi imprenditori associati che, insieme alle immagini dolorose della popolazione ucraina, manifesta in tutta la sua profondità il grave malessere in cui versa l’Europa.

I dati sono allarmanti e fanno registrare aumenti delle tariffe ormai fuori controllo. Secondo una rilevazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato, nel primo trimestre 2022 un kWh di energia elettrica3 (per arrivare al costo totale vanno sommate le spese di trasporto, oneri e accisa) costa ad una micro impresa 4,6 volte (+360%) quello pagato un anno prima, mentre il costo di un metro cubo di gas naturale si è moltiplicato per 4,4 volte (+336%). A tutto questo si devono aggiungere le difficoltà, più volte sottolineate, nel reperire le materie prime e le ripercussioni inevitabili sull’export che stanno arrivando dalle sanzioni imposte alla Russia, visto che il nostro Paese è al quarto posto per il valore delle esportazioni proprio sui mercati russo e ucraino.

Una situazione che ormai peggiora di giorno in giorno e trova tra le sue diverse motivazioni anche quella di una pericolosa bolla speculativa che si sta allargando a macchia d’olio su tutti i settori produttivi.

«Oggi l’unica parola d’ordine sui mercati è “aumento”, – afferma Pietro Marco Bertolotti presidente territoriale area Edilizia di Confartigianato Cuneo – di tutto e da parte di tutti. E il motivo principale viene identificato nella guerra in Ucraina. Purtroppo però la situazione è più complessa. Alcuni materiali hanno iniziato ad aumentare già nello scorso anno a causa del caro energia ed ora stanno proseguendo nel loro rialzo senza freni. Il mercato sta prendendo una deriva pericolosa che, se non verrà fermata al più presto, porterà alla chiusura di moltissime imprese.  Prendiamo ad esempio il gasolio, il carburante più popolare, schizzato ormai oltre i 2,30 euro al litro. Un camion con un serbatoio medio di 750 litri per un pieno è passato rapidamente dai 1.125 ai 1.700 euro. Costi ormai insostenibili che stanno spingendo gli autotrasportatori a fermarsi definitivamente. Se poi, guardiamo ai materiali per l’edilizia, la situazione si presenta altrettanto disastrosa. L’asfalto dai 50 euro a tonnellata ha raggiunto i 90 euro odierni, mentre i laterizi, che già avevano subito un aumento del 75% alla fine dello scorso anno, fanno ora registrare un nuovo incremento del 15%. Servono urgenti controlli contro le speculazioni e una politica di calmierazione dei costi energetici».

Anche sul fronte del settore alimentare la situazione è molto preoccupante.

«I prezzi delle farine variano ormai giornalmente – spiega Vincenzo Pallonettorappresentante provinciale e regionale dei Panificatori di Confartigianato – diventa quindi estremamente difficile gestire l’ordinario. Si sono verificati aumenti fino al 30-40% che ci costringono ad aumentare a nostra volta il costo del pane e dei prodotti da forno al consumatore. Ad oggi abbiamo ritoccato i nostri prezzi di circa il 20%, ed è solo a parziale copertura dei nuovi aumenti di energia e materie prime che ci stanno investendo come uno tsunami Per il momento le farine ancora si trovano, ma sempre più spesso i mulini tendono a non accettare ordinativi di grandi quantità, in quanto i prezzi sono quotidianamente fluttuanti verso l’alto. Se a livello nazionale non si istituisce al più presto un controllo serrato su questo trend di aumenti ormai forsennato, tante nostre realtà presto saranno costrette a gettare la spugna».

In grave sofferenza il comparto della carpenteria meccanica, nel quale sta diventando critica la carenza di ferro, acciaio e di nichel, quest’ultimo importato principalmente dalla Russia.

«Anche nel nostro comparto – evidenzia Ugo Arnulfopresidente provinciale area Meccanica e vicepresidente nazionale Carpenteria Meccanica di Confartigianato –  le problematiche legate ai rincari stanno creando forti disagi. La situazione attuale si presenta molto liquida e non è da escludere che chi oggi produce, domani decida di allinearsi alle fermate sempre più diffuse. In questi giorni, alcune delle acciaierie più significative del nostro Paese stanno programmando il lavoro soltanto più su tre giorni settimanali. Questo significa reperire meno materiale sul mercato e con quotazioni che continuano a lievitare verso l’alto. Molte nostre aziende d’altra parte ritengono rischioso mettere a magazzino materiale prodotto ai livelli di costo attuali. Materiale che in caso di un crollo repentino delle quotazioni potrebbe rappresentare un vero e proprio fardello sulle marginalità. La situazione è davvero critica e la preoccupazione generale nasce dal livello delle quotazioni raggiunte che, a detta di alcuni, potrebbero persino inchiodare il mercato. C’è bisogno urgente da parte dello Stato di un intervento concreto per fermare questa folle corsa dei prezzi e un’impostazione politica volta ad un serio e lungimirante piano strategico per il Paese. Oggi stiamo scontando trent’anni di politiche sbagliate e se non interveniamo al più presto, potremmo raggiungere un punto di non ritorno».

«Stiamo vivendo uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni, – commenta Luca Crosetto presidente di Confartigianato Imprese Cuneo – e la capacità di resistere delle nostre imprese comincia ad allentarsi. Due anni di Pandemia, e non è ancora finita, caro energia, caro carburante, carenza di materie prime e una guerra dai risvolti inquietanti, stanno depauperando irreversibilmente il nostro sistema produttivo. Da sempre custodi della più apprezzata qualità del “made in Italy”, le nostre aziende ora si ritrovano a fare i conti con costi di produzione fuori controllo e con orizzonti di mercato ridotti al lumicino. Se non si trova presto una soluzione per riformulare l’intero assetto economico del nostro mercato, rischiamo che vada per sempre disperso quel valore artigiano che finora ci ha resi orgogliosi di fronte al mondo. Ma non solo, se lo Stato non interviene nell’immediato con azioni concrete per calmierare i costi e controllare le speculazioni, a rischiare il default non saranno soltanto le imprese, ma l’intero “Sistema Paese”, comprese le famiglie che vedranno azzerato il loro potere d’acquisto».

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