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Con la radioterapia a Verduno sarà più facile per i pazienti albesi e braidesi accedervi

VERDUNO – La radioterapia rappresenta oggi una delle più importanti modalità di cura dei tumori. È un trattamento localizzato, indolore, che coinvolge aree ben delimitate dell’organismo. L’alta energia utilizzata, molto più elevata di quella che si usa per le normali radiografie, porta a morte le cellule tumorali, impedendone così la fase di crescita. Non è invasiva, non richiede anestesia o medicamenti particolari e si esegue in tempi brevi: per questo è indicata anche per i pazienti non operabili o che non possono effettuare chemioterapia.

Ad oggi la radioterapia non è presente né ad Alba, né a Bra, seppur i dati territoriali epidemiologici indichino i tumori maligni come seconda causa di morte sia per la popolazione maschile (30%) che per la popolazione femminile (20%) con 6.670 prestazioni radioterapiche effettuate (dati anno 2017). È evidente come la mancanza sul territorio di un servizio di radioterapia costringe i cittadini in cura a sostenere il peso di numerosi trasferimenti presso altri ospedali del Piemonte e delle regioni limitrofe con effetti pesanti sui costi familiari e sul benessere dell’ammalato.

Per rispondere in modo adeguato alle richieste di cure radioterapiche espresse dalla popolazione gli studi epidemiologici indicano come ottimale la presenza di un acceleratore lineare ogni 140.000- 170.000 abitanti, mentre sul territorio provinciale si trovano per ora soltanto due acceleratori lineari operativi da diversi anni all’ospedale Santa Croce di Cuneo. Da molti anni, purtroppo, devono soddisfare un bacino d’utenza che è quasi quattro volte superiore al dato ottimale con oltre 600mila abitanti (uno ogni 300mila abitanti). Sulla base di queste premesse, la Fondazione Nuovo Ospedale di Verduno ha lanciato tre anni fa la sfida “Miriamo diritti al cancro”: una proposta che coinvolge il territorio in una campagna di reperimento risorse per allestire nell’ospedale unico di Alba e Bra un servizio di radioterapia allo stato dell’arte e con attrezzature assolutamente d’avanguardia. «Una scelta – commenta il presidente della Fondazione Bruno Ceretto – che va nella duplice direzione di semplificare in modo radicale l’accesso degli ammalati della nostra Asl a questo tipo di terapia e di contribuire a fare del nuovo nosocomio un polo sanitario d’eccellenza a disposizione del nostro territorio.

Dopo tre anni siamo ora giunti alla fase conclusiva delle trattative che consentiranno, entro pochi mesi, l’attivazione definitiva del servizio di radioterapia presso l’ospedale Michele e Pietro Ferrero». Giovedì 9 dicembre, infatti, è stato avviato il gruppo d’acquisto della Fondazione per perfezionare l’acquisto di quanto necessario per dotare il nuovo ospedale del servizio di radioterapia e per consegnare al Santa Croce di Cuneo una nuova sorgente di alta energia. Cosa sarà acquistato per l’ospedale di Verduno Per attrezzare e attivare il servizio è in fase d’acquisto un acceleratore lineare, un sistema completo per la gestione e amministrazione del percorso clinico radioterapeutico “Oncology information system”, un sistema applicativo per la gestione e realizzazione dei piani di trattamento. Di assoluta rilevanza sarà l’acquisto di una Tac per la simulazione del trattamento attraverso un sistema di puntatura laser: il “Laser kit” consentirà infatti una collimazione perfetta tra sorgente e bersaglio in modo da contenere al massimo l’irradiazione del tessuto sano. L’attrezzatura prevede inoltre la dotazione dei sistemi di dosimetria per il controllo del livello di esposizione del personale, un set di presiti per l’immobilizzazione, tutti gli arredi oltre al progetto di umanizzazione del servizio e trattamento.

L’acquisto dei due acceleratori (uno per Verduno e uno già attivo al Santa Croce) è stato possibile grazie alla mobilitazione territoriale, all’intervento della Regione e della Fondazione CRC che hanno messo a disposizione due (1 milione per Verduno e uno per Cuneo) dei 4 milioni necessari per l’acquisto da parte delle due Asl della Granda. Il sistema Tac di simulazione, quello dosimetrico, il gestionale per i piani di trattamento, gli accessori tecnici, gli arredi e il progetto di umanizzazione del reparto saranno invece supportati dalla Fondazione per Verduno con una spesa di circa 2 milioni di euro. Con l’attivazione della radioterapia il nuovo ospedale diventerà il secondo centro della Provincia e l’undicesimo in Piemonte entrando così in sinergia con la rete oncologica piemontese per migliorare un migliore servizio per i cittadini nella zona di competenza e nel quadrante di Cuneese.

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Redazione Corriere

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