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    Comizi e conferenze

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    Qualcuno stenterà a crederci ma ricordo che da ragazzino mi incuriosivano i discorsi fatti nelle piazze. Se poi si trattava di comizi riuscivo anche a divertirmi. Mi annoiavano invece le conferenze. Avevo perfino una spiccata allergia per le prediche e le romanzine.

    Quest’ultime infatti incombevano in continuazione ed erano somministrate, in abbondanza, le une dal maestro, le altre dal prevosto. Non poteva essere che così in quella frazione di cascine sparse, e senza ancora l’elettricità, dove una scuola pluriclasse e una piccola parrocchia erano gli unici centri di aggregazione e di cultura. Erano tempi e situazioni che non reggono più nei contesti attuali, dove siamo quasi soffocati da over dosi di parole e di parolacce. Tutti che pretendono di sapere tutto degli altri e tutti che straparlano o scrivono su ogni argomento. Allora, invece, ogni voce che fosse diversa, compresa quella del cantastorie, incuriosiva.

    E nei tempi canonici dei comizi elettorali le voci si infittivano, in certi casi si confrontavano, rarissimamente si accavallavano. Era comunque sempre un misurarsi a distanza, magari anche con una sapiente teatralità. Per questo era molto curioso, oltre che interessante, andare a sentire i comizi. Una caratteristica comune era sempre quell’altoparlante, che aveva come sottofondo musicale un inconfondibile gracidio. E poi un altalenarsi continuo dei toni e dei volumi della degli oratori. Quelle rare volte che, sulle spalle del babbo, seguivo simili comizi, avevo la vaga impressione di sentire il vocione del prevosto quando, senza microfono, risvegliava i sonnolenti, incoraggiava i titubanti o minacciava l’inferno. Alla fine della fiera ognuno tornava a casa sostanzialmente con le proprie idee, salvo qualche banale commento, tipo: “Però che parlantina!”. Adesso, a parte la banalità della battuta, nemmeno questo si può più dire. I comizi televisivi sono orchestrati quasi tutti in modo da finire inevitabilmente in rissa. Sulle piazze, ad ogni dissenso, ritornano pesantemente a parlare i manganelli. Il modo di fare i comizi si è molto involuto e si rischia di privarli sempre più dei fondamentali valori della democrazia.

    Redazione Corriere
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