Un fulmine è una delle manifestazioni più potenti e spettacolari della natura: una scarica elettrica che può liberare un’energia superiore ai 100 milioni di volt in una frazione di secondo. Quando colpisce una persona, il suo effetto dipende da tre fattori: intensità della corrente, durata del contatto e percorso dell’elettricità attraverso il corpo. Contrariamente a quanto si crede, non è necessario essere colpiti “in pieno” per subirne le conseguenze. In molti casi, infatti, il fulmine colpisce il terreno o un oggetto vicino, e la scarica si propaga nel suolo, raggiungendo il corpo umano. Quando la corrente attraversa il corpo, il primo organo a essere colpito è il cuore. Anche una scarica brevissima può provocare un arresto cardiaco. In molti casi, tuttavia, la persona viene soccorsa in tempo e sopravvive, anche se può riportare ustioni e danni alla memoria o alla vista. Il 90% delle persone colpite da un fulmine sopravvive, ma pochi restano illesi, convivendo spesso con disturbi cronici dovuti all’impatto elettrico sul sistema nervoso.
La scarica può raggiungere temperature di oltre 30.000°C, più del doppio della superficie del Sole. In questi casi le ustioni avvengono istantaneamente, ma paradossalmente non sempre sono profonde, perché la corrente tende a scorrere sulla superficie del corpo. Oltre al danno fisico diretto, l’effetto del fulmine può generare onde d’urto e cadute che amplificano il trauma. È comune che le persone vengano proiettate a diversi metri di distanza o perdano conoscenza a causa della forza d’espulsione. Essere colpiti da un fulmine è quindi un evento non sempre mortale, ma quasi sempre traumatico. Ecco perché la prevenzione resta la difesa più efficace. Evitare le aree esposte, cercare riparo al chiuso, o all’interno di un’automobile con porte e finestre chiuse (che agisce come una gabbia di Faraday), sono comportamenti che riducono di oltre il 90% la probabilità di essere colpiti.










