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Coldiretti Piemonte- Rifugiati: senza nulla osta è SOS raccolti”

In Italia un prodotto agricolo su quattro viene raccolto in Italia da mani straniere

In Italia un prodotto agricolo su quattro viene raccolto in Italia da mani straniere con 358mila lavoratori provenienti da ben 164 Paesi diversi che sono impegnati nei campi e nelle stalle fornendo più del 29% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore. E’ quanto afferma Coldiretti, in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati, Nel sottolineare che l’agricoltura rappresenta uno straordinario elemento di integrazione e di prospettiva di futuro per gli stranieri che arrivano nel nostro Paese mentre l’Italia ha necessità di mettere in campo tutte le risorse possibili per affrontare le conseguenze della guerra in Ucraina su mercati e produzioni.

“Per questo – affermano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – occorre velocizzare il rilascio dei nulla osta necessari per consentire ai lavoratori extracomunitari, già ammessi all’ingresso con il decreto flussi pubblicato a gennaio, di poter arrivare in Italia per lavorare nelle imprese agricole al più presto. Non è possibile che per colpa della burocrazia le imprese perdano il lavoro di una intera annata agraria dopo aver affrontato peraltro un pesante aumento dei costi di produzione determinato dalla guerra in Ucraina. Dalla frutta all’uva, in Piemonte la manodopera straniera è fondamentale per i raccolti di questa stagione. Si tratta soprattutto di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero, in particolare da Albania, Macedonia, India e Senegal, che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese. Un meccanismo virtuoso, organizzato soprattutto nel distretto frutticolo del saluzzese e del pinerolese, che non possiamo pensare di fermare. Con strumenti concordati con i sindacati, occorre anche offrire ai percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani l’opportunità di collaborare temporaneamente alle attività nei campi. Per questo è necessario un piano per la formazione professionale e misure per ridurre la burocrazia e contenere il costo del lavoro con una radicale semplificazione che possa garantire flessibilità e tempestività di un lavoro legato all’andamento climatico sempre più bizzarro. Tutto questo ancor più alla luce degli attuali scenari in cui è necessario garantire l’approvvigionamento alimentare alla popolazione in un momento particolarmente delicato con speculazioni, rincari, mancanza di alcuni prodotti e blocchi alle esportazioni causati dal conflitto in Ucraina e dalle guerre commerciali che ne sono scaturite”.

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