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Coldiretti Piemonte: con clima impazzito calo produzione frutta

Serve implementare fondi per calamità nel DL Sostegni Bis e fermare speculazioni su prezzi soia e mais 

Clima impazzito con diminuzione della produzione di frutta fino al 50% e quotazioni delle  materie prime, come soia e mais, ai massimi storici: è la situazione di mercato attuale su cui pesano sicuramente gli effetti dei cambiamenti climatici, come emerge da un’indagine Coldiretti.

In Piemonte si registrano, oltre ad un ritardo nella maturazione della frutta di almeno 10-15 giorni rispetto allo scorso anno, danni superiori al 70% su pesche, nettarine, susine, kiwi e pere ed intorno al 50% sulle mele a causa del maltempo e delle forti gelate di inizio aprile. A questa situazione si aggiungono i prezzi alle stelle con la soia in aumento dell’80% ed il mais del 50% per cui si sta innescando un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle.

“E’ necessario aumentare i fondi per le calamità dopo che l’andamento climatico anomalo di quest’anno ha praticamente dimezzato i raccolti – spiegano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa nell’apprezzare lo sforzo del Governo che ha introdotto molti degli interventi richiesti da Coldiretti, in occasione dell’audizione del decreto Sostegni bis alla commissione Bilancio della Camera. Chiediamo interventi urgenti nazionali e comunitari di sostegno alle imprese agricole che hanno perso un intero anno di lavoro. In questo contesto è importante l’appello alla Commissione europea sottoscritto da Italia, Francia e Grecia per mettere in campo idonee misure di aiuto urgenti e transitorie per sostenere le imprese danneggiate, conformemente a quanto consentito dall’articolo 221 del regolamento sulla Organizzazione unica di mercato. Occorre anche rafforzare i controlli alle importazioni per evitare che prodotti stranieri diventino magicamente italiani e sostenere il consumo di frutta italiana  come è urgente evitare le speculazioni con bassi prezzi pagati ai produttori che vengono, invece, moltiplicati alla vendita sugli scaffali. Stessa cosa vale per le speculazioni legate all’aumento esorbitante dei prezzi di soia e mais le cui ripercussioni  si stanno vedendo soprattutto negli allevamenti piemontesi di bovini e di suini che hanno già a che fare con la crisi che sta colpendo, a causa delle continue chiusure che si sono verificate nei mesi scorsi, la ristorazione dove le nostre pregiate carni, come la razza Piemontese, trovavano lo sbocco principale. Il crollo della produzione è destinato ad avere effetti sui consumi –concludono Moncalvo e Rivarossa – per questo , al fine di ottimizzare la spesa e non cadere negli inganni, il consiglio è quello di verificare la provenienza italiana, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori o nei mercati di Campagna Amica e non cercare per forza il frutto perfetto perché piccoli problemi estetici non alterano le qualità organolettiche e nutrizionali”.

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