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Coldiretti: la pandemia ha favorito le nostre esportazioni di cibo verso l’estero

Per la prima volta nella storia recente le esportazioni agroalimentari italiane superano le importazioni, favorendo così le condizioni per far crescere il Made in Italy e ridurre la dipendenza dall’estero, da dove arriva ancora un prodotto agroalimentare su quattro.

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati ISTAT in occasione del summit con il Governo sul Recovery fodd “L’Italia riparte dal cibo”.

La riduzione delle importazioni è stata favorita dalla pandemia che ha portato a ridurre gli scambi commerciali, e che spinge i singoli Stati ad assicurare i beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione.

Le esportazioni agroalimentari nel 2020 hanno raggiunto il valore record di 46,1 miliardi con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente che ha consentito lo storico sorpasso sulle importazioni che sono invece scese a 43 miliardi. In particolare c’è da evidenziare il boom di export dei prodotti da forno con 2,3 miliardi di euro di valore e una crescita del 15,6%. Seguono frutta e ortaggi lavorati e conservati, che esportano per 1,9 miliardi registrando un incremento del 6%, e i prodotti delle industrie lattiero-casearie con 1,8 miliardi, +0,8%, secondo i dati elaborati per TuttoFood.
“Il Piemonte ha contribuito all’export con circa 3 miliardi nei primi 6 mesi del 2020 – commenta Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo – ma per difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero bisogna considerare il settore agroalimentare come vera e propria risorsa strategica.

Ora, però, bisogna lavorare al taglio della burocrazia che frena le imprese ed investire su progetti di ampio respiro in grado di mettere le ali al Paese fuori dall’emergenza Covid. Per sostenere la ripartenza dell’Italia, con il Recovery Plan, sono strategici i progetti sull’agroalimentare Made in Italy presentati da Coldiretti in grado di creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni: dalla digitalizzazione delle campagne all’ innovazione tecnologica, dalla creazione di foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città agli invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua. Questi ed altri progetti cantierabili da subito per la crescita sostenibile del Paese. Come anche – conclude Moncalvo – i fondi europei vanno utilizzati per finanziare progetti strategici superando i limiti alla capacità di investimento nel comparto agricolo ed alimentare per portare benefici all’intero Sistema Paese con un impegno di lungo periodo. Per far crescere il Made in Italy, infatti, sono fondamentali i contratti di filiera in grado di garantire una equa distribuzione di valore fra tutti i componenti”.

Redazione Corriere

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