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    Coldiretti: la carne sintetica inquina 25 volte di più

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    Il potenziale di riscaldamento globale della carne sintetica (o meglio a base cellulare come suggerito dall’Oms), definito in equivalenti di anidride carbonica emessi per ogni chilogrammo prodotto è da 4 a 25 volte superiore a quello della carne bovina tradizionale, secondo i risultati della ricerca realizzata da Derrick Risner ed i suoi colleghi dell’Università della California a Davis. E’ quanto riferisce la Coldiretti nell’evidenziare che lo studio è stato appena pubblicato sul sito www.biorxiv.org come contributo alla chiarezza in un campo d’indagine molto recente sul quale crescono le ombre.
    I ricercatori hanno condotto una valutazione del ciclo produttivo della carne a base cellulare stimando l’energia utilizzata in ogni fase con gli attuali metodi di produzione, un parametro che è grosso modo indipendente dal tipo di carne prodotta. In particolare è stata focalizzata l’attenzione sulle sostanze nelle quali vengono fatte crescere in laboratorio le cellule staminali che sembrano avere un forte impatto sull’ambiente, in particolare a causa dei processi di trattamento necessari per evitare la formazione di tossine o batteri. Il risultato è che la produzione della carne in laboratorio è più impattanti dal punto di vista ambientale della zootecnia tradizionale.

    “Le preoccupazioni ambientali che arrivano dal mondo della ricerca – commentano Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – fanno seguito ai rischi per la salute censiti nel primo Rapporto FAO-OMS sul cibo a base cellulare, pubblicato lo scorso aprile e che, all’interno delle sue 134 pagine, ha evidenziato la necessità di garantire la sicurezza alimentare attraverso l’identificazione dei pericoli potenziali nella catena di produzione degli alimenti, al fine di valutare ulteriormente i rischi loro associati prima della diffusione commerciale su larga scala. I pericoli potenziali per la salute individuati all’interno del paper sono ben 53, spaziano dalle allergie ai tumori e interessano le quattro fasi della loro lavorazione: la selezione delle cellule, la produzione, la raccolta e la trasformazione. Rischi che, secondo gli esperti consultati da FAO e OMS riguardano la trasmissione di malattie, le infezioni animali e la contaminazione microbica – precisano ancora Moncalvo e Rivarossa – oltre alla necessità di prestare particolare attenzione ai componenti utilizzati nei bioreattori, come fattori della crescita e ormoni, e sulle modalità con cui queste molecole attive possono interferire con il metabolismo o essere addirittura associate allo sviluppo di alcuni tipi di cancro. Senza dimenticare che, sempre secondo il Rapporto FAO-OMS, gli ingredienti aggiunti per migliorare le caratteristiche dei cibi sintetici possono causare reazioni allergiche anche gravi. Dal mondo scientifico – concludono – cominciano ad arrivare conferme sulla necessità di rispettare il principio di precauzione di fronte a una nuova tecnologia che ancora presenta molte incognite e rischia di cambiare sia la vita delle persone che l’ambiente che ci circonda. Proprio per questo, la sfida che la Coldiretti lancia alle istituzioni europee è che i prodotti in laboratorio nei processi di autorizzazione non vengano equiparati a cibo, bensì a prodotti di carattere farmaceutico”.

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