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    Coldiretti incontra Ursula von der Leyen

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    Semplificazione della Pac, stop all’etichettatura Nutriscore, difesa ad oltranza della Dieta mediterranea per la salute dei cittadini, principio di reciprocità nelle importazioni, cibi sintetici. Sono alcuni dei temi al centro dell’importante incontro a Palazzo Rospigliosi a Roma tra la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, accompagnata dal Ministro degli esteri Antonio Tajani, e i vertici della Coldiretti. Una visita che è caduta nel giorno del via libera definitivo del Consiglio Europeo alla revisione mirata di alcuni atti di base della Politica agricola comune.

    “Un incontro importante quello con la Presidente von der Leyen per ribadire la necessità del comparto agricolo in termini di strategia per il futuro dell’Europa – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale.  -. Sulla Pac è importante diminuire la burocrazia e garantire la prospettiva futura, quella di avere risorse certe legate al reddito economico dei nostri imprenditori, senza che invece ci siano nuove norme che vanno a gravare sull’attività di carattere agricolo utilizzando le risorse della politica agricola comune. In Europa deve imporsi anche il principio di reciprocità: regole specchio che valgano per tutti, anche negli accordi di libero scambio. Occorre anche cambiare il codice doganale sull’origine dei cibi che consente oggi di spacciare per cibo italiano quello che italiano non è. Il made in Italy a tavola va tutelato anche rispetto al rischio di diffusione del Nutriscore, un sistema di etichettatura ingannevole che penalizza i prodotti italiani imposto da grandi multinazionali che cercano di condizionare le scelte dei cittadini. Multinazionali che tentano così di omologare anche la dieta mediterranea, un furto d’identità che non permetteremo mai”.

    Si è poi parlato, nell’incontro, di guerra in Ucraina e del rapporto tra agricoltore e ambiente, Brizzolari e Rivarossa aggiungono: “Gli agricoltori siano i custodi del territorio nel quale noi viviamo, ci permettono di preservare la biodiversità, la distintività e la qualità dei nostri prodotti agroalimentari che il mondo ci invidia. Le politiche alla Timmermans in Europa non le vogliamo più vedere, perché sono figlie di demagogia e sostanzialmente hanno avuto solo un effetto, ovvero quello di criminalizzare l’attività agricola agli occhi dei cittadini, agli occhi dei consumatori. Il green deal non si può fare contro gli agricoltori, ma devono essere i protagonisti in qualunque percorso di transizione ecologica”.

    Redazione Corriere
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