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Coldiretti: A Rischio 1 impresa piemontese su 3 con siccità, rincari, selvatici e speculazioni

Presentate al governatore Albero Cirio le priorità per salvare il settore agricolo dalla crisi

Già a rischio chiusura 1 impresa agricola piemontese su 3 delle 90 mila a causa dei costi di produzione e dell’energia alle stelle, della siccità, dei danni da selvatici, delle speculazioni lungo le filiere e, non da ultimo, dei due anni di pandemia. E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Piemonte che, nell’ambito del consiglio regionale della Federazione, ha incontrato il governatore Alberto Cirio, presso la sede regionale di Coldiretti. Presenti, oltre al presidente regionale Roberto Moncalvo e al delegato confederale, Bruno Rivarossa con i direttori provinciali, i presidenti delle Federazioni provinciali Coldiretti che sono intervenuti sui diversi comparti, in base alle loro deleghe, nello specifico: Mauro Bianco di Alessandria per il cerealicolo, Marco Reggio di Asti per il vitivinicolo, Enrico Nada di Cuneo per l’ortofrutticolo, Sara Baudo di Novara/Vco per il lattiero caseario, Bruno Mecca Cici per la zootecnia da carne e Paolo Dellarole per il risicolo. In collegamento video, il Capo Area Legale di Coldiretti, Raffaele Borriello, che ha parlato del decreto legislativo in attuazione della Direttiva UE sulle pratiche commerciali sleali, fortemente voluto da Coldiretti stessa, pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso dicembre 2021.

 

“Finalmente si definiscono quegli elementi caratteristici dei contratti affinché venga disciplinata la relazione commerciale fra acquirenti e fornitori di prodotti agricoli e alimentari –  ha sottolineato Raffaele Borriello, capo area legislativo di Coldiretti -. Non solo, però. Il decreto, infatti, istituisce una authority dedicata in tema di monitoraggio, prevenzione e lotta alle pratiche sleali. Prima i rapporti contrattuali erano regolati dall’Antitrust. Ora il compito è passato all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, l’Icqrf che fa capo al Mipaaf. Per difendere gli agricoltori dallo strapotere delle grandi catene distributive si interviene anche sui ritardi di pagamento delle forniture e sulle modifiche non concordate dei contratti, fino ai mancati pagamenti per i prodotti invenduti. E’ stato introdotto nel provvedimento anche l’anonimato di chi denuncia tali vessazioni e viene data alle associazioni di rappresentanza la possibilità di presentare le denunce per conto dei propri soci. A tal proposito, Coldiretti è pronta – ha concluso – a presentare le denunce contro pratiche sleali per tutelare il lavoro e la dignità delle imprese agricole, in un momento in cui sono già costrette ad affrontare pesanti rincari dei costi produttivi”.

 

Il fil rouge degli interventi che si sono susseguiti, oltre ai rincari, alle pratiche sleali declinate nelle varie filiere produttive dove si lavora sotto i costi di produzione, in particolare in quella frutticola, lattiero casearia e zootecnica da carne, è stato il tema della siccità, i cui danni, visto il protrarsi della crisi idrica, stanno crescendo a dismisura e sono saliti ad oltre 1 miliardo e mezzo in Piemonte, poiché, trasversalmente, tocca tutti i comparti causando una diminuzione dei raccolti fino al 50% del mais, fino al 30% del grano, dal 30 al 100% del riso, in particolare nella zona di Novara dove la mancanza d’acqua è pressoché totale, e dei foraggi per il bestiame. Provoca, inoltre, un calo del 20-30% della produzione di latte, tipico durante l’estate ma non di questa entità. Altra tematica comune tra più comparti di cui si è parlato, è la diffusione del coleottero giapponese, la Popilia Japonica, in grado di compiere danni immensi a tutte le specie vegetali, dai prati alle piante ornamentali, dagli alberi da frutto ai vigneti, alle colture orticole di pieno campo, per cui Coldiretti Piemonte ha già chiesto alla Regione un impegno ancora più serrato per evitare di perdere i raccolti. I rischi maggiori li corrono il mais, il pesco, il melo, la vite, il nocciolo e la soia.

“Per la nostra Regione, dove l’allevamento, in particolare della storica razza Piemontese, riveste un ruolo economico di grande rilevanza, è urgente, oltre agli 80 milioni di euro stanziati dal Governo per le filiere zootecniche in crisi, integrare tale fondo al fine di consentire un vero e concreto rilancio del comparto per evitare la chiusura delle stalle, ovvero di un sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di carne di grande qualità e di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento ed il degrado – hanno evidenziato Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Così come è prioritario ristorare i danni provocati dalla siccità, ottenere lo stato di calamità per il Piemonte che consentirebbe almeno lo sgravio alle imprese dei contributi nell’immediato ed accelerare sulla realizzazione di un piano per i bacini di accumulo dell’acqua, poiché solo in questo modo riusciremo a garantirci stabilmente in futuro le riserve idriche necessarie, senza dover agire sempre e solo in emergenza. Non possiamo, poi, dimenticare, i danni provocati dai cinghiali, situazione denunciata, nello scorso mese di giugno, nell’indagine Ungulati emergenza sul territorio, realizzata dal giornalista Stefano Rogliatti. Dalla peste dei cinghiali, agli incidenti stradali, l’ultimo mortale della settimana scorsa a Villanova Mondovì, alle problematiche ambientali: è ora di agire senza ulteriori indugi, cavilli burocratici e strumentalizzazioni, incrementando gli abbattimenti che sono appena di circa 2 mila capi quando l’obiettivo è di 50 mila poiché, oltretutto, a causa dei cinghiali, sono già stati persi circa 80 mila ettari che, se fossero tutti coltivati a frumento tenero, corrisponderebbero a 600 milioni di kg di pane non prodotto. In un momento – concludono Moncalvo e Rivarossa – così critico in cui la guerra ucraina sta facendo emergere la necessità di essere sempre più autosufficienti per la produzione di risorse alimentari, facendo tornare l’agricoltura centrale negli obiettivi nazionali ed europei, è prioritario generare contratti di filiera per poter garantire prezzi equi alle imprese, che non scendano mai sotto i costi di produzione , come, appunto, prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali, tutelando sempre la biodiversità dei nostri territori e garantendo la sovranità alimentare del nostro Paese”.

 

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