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    Ciao bela gioia

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    Forse esiste un formulario apposito per i saluti. Suppongo qualcosa che somigli vagamente ad un vocabolario enciclopedico, dove trovarne uno per ogni stagione e per ogni persona. Se anche non esistesse ci vuole poco a crearsene uno ad uso proprio. Anche con il rischio di essere banali. Mi limito ad una citazione, prendendola a prestito in viva voce da un saluto, che penso abbiano sentito tanti braidesi doc, anni fa attraversando il giardino della stazione. “Ciao bela gioia” era il saluto che un ospite fisso rivolgeva a tutti i passanti, indipendentemente dal fatto che fossero giovani o anziani, uomini o donne. Era un intercalare ruvido, lontanissimo però da ogni sguaiatezza.

     

    Sembrava provenire dal fondo di una grotta, a causa della voce sempre rauca. Le prime volte poteva lasciare stupiti. In seguito induceva ilarità. Quasi sempre metteva allegria. Tanto che, non sapendolo individuare con il nome giusto, era universalmente conosciuto come “Ciao bela gioia”. Passava le sue giornate spostandosi da una panca all’altra a seconda del sole d’inverno e dell’ombra d’estate. Non importunava nessuno. Faceva quasi parte della coreografia del paesaggio. Aveva una sua dignità. Il viso colorato dalle intemperie. Il berretto sempre in testa. L’immancabile mozzicone di sigaretta tra le labbra. Se interpellato discorreva volentieri e dava prova di essere aggiornato su molti argomenti. Aveva l’appuntamento fisso all’ora del rancio davanti alla cucina della caserma degli Alpini. Si portava una gavetta storica e un gavettino di ordinanza. La prima per la pasta avanzata dalla truppa e l’altro per il vino.

    Ma nel giardino non chiedeva mai nulla, se non qualche sigaretta. Rispettava tutti, e a suo modo, particolarmente chi lavorava. Tra le cose infatti che non cercava c’era appunto il lavoro. Lasciava che lo facessero altri. Salvo un giorno all’anno, il primo maggio. Diceva che per lui fare festa in quel giorno sarebbe stato come fare uno sberleffo ai lavoratori. Sembra una leggenda metropolitana. Tuttavia da anni “Ciao bela gioia” ha un nome, dignitosamente scritto su una lapide al cimitero.

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