Cia il 26 ottobre in piazza a Roma per chiedere al Governo di mettere al centro l’agricoltura

Alla mobilitazione partecipa anche Cuneo. Il presidente provinciale dell’organizzazione agricola, Claudio Conterno: “Al settore vanno garantite azioni a tutela del reddito, perché altrimenti non si possono assicurare produzioni di qualità  ed è irrealizzabile l’obiettivo della sovranità alimentare”.     

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La Cia nazionale ha proclamato per giovedì 26 ottobre, alle 9.30, in piazza Santi Apostoli di Roma, una mobilitazione generale in cui rivendicare con forza il Piano Agricolo Nazionale, durante gli anni sempre annunciato e mai realizzato. Un Piano strategico e di prospettiva capace di mettere al centro l’impresa agricola e il suo reddito. Lo slogan della giornata è “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri. Non toglieteci il futuro”. Motivi che non vogliono solo tutelare la categoria, ma hanno comunque obiettivi di salvaguardia e di interesse ben più ampi: dalla salute pubblica all’ambiente e ai territori, dalla sovranità alimentare allo stesso nostro Paese. La data di svolgimento dell’iniziativa non è causale, in quanto anticipa i lavori in Parlamento sulla Legge di Bilancio del Governo che entrano nel vivo durante i primi giorni di novembre. Alla manifestazione ha aderito anche Cia Cuneo. Dice il presidente provinciale, Claudio Conterno: “C’è la forte necessità di sollecitare una riprogrammazione delle politiche dedicate al mondo agricolo. Infatti, i motivi alla base della mobilitazione sono tanti”.

 

Cioè? “Negli ultimi anni, tra le attività produttive l’agricoltura è stata quella più esposta a fenomeni ed eventi epocali per portata e conseguenze: la crisi energetica; gli effetti della guerra in Ucraina; le emergenze climatiche e fitosanitarie. Ormai, in tutti i settori le imprese agricole, oltre a subire il peso dell’inflazione, del clima e delle sfide della transizione green, non riescono più a coprire i costi di produzione. Risulta, perciò, evidente, come la ripartizione delle risorse all’interno delle singole filiere non sia equa ed equilibrata. Nell’agroalimentare i produttori agricoli sono l’anello debole del sistema. Bisogna ridistribuire il valore con costi certificati e prezzi di vendita adeguati”.

Ma non solo. “E’ necessario porre attenzione alla crisi dei mercati, riformando la gestione del rischio; alla concorrenza estera, adottando la reciprocità delle regole commerciali; all’ambiente, sviluppando la ricerca e indicando alternative valide; alla gestione della risorsa idrica e al consumo di suolo con gli agricoltori protagonisti; a incentivare le assunzioni di manodopera attraverso flessibilità e regole semplici ”.

Il problema fauna selvatica? “La questione, della quale Cia si è sempre occupata, sembrava aver trovato una soluzione normativa con la possibilità di attuare un massiccio intervento di contenimento degli ungulati sull’intero territorio nazionale. Oggi, però, assistiamo a una chiara fase di stallo istituzionale, a uno stand-by del percorso, mentre gli agricoltori continuano a subire enormi danni e si moltiplicano gli incidenti che coinvolgono i cittadini”.

Inoltre? “Anche le difficoltà delle aree rurali e interne stentano a trovare soluzioni: un problema gigante per il nostro comparto e per tutta la società. Occorre valorizzare il presidio socio-economico di quei territori: espressione della dimensione famigliare dell’agricoltura”.

L’Unione Europea? “I problemi con l’Europa non mancano, perché il nostro settore resta sotto attacco rispetto a posizioni ambientaliste poco obiettive e molto punitive”.

In conclusione? “Politicamente stiamo entrando in un periodo delicato e cruciale: da una parte il Governo italiano deve mettere a punto una Legge di Bilancio che, pur nell’esigua disponibilità di risorse, dovrà fornire risposte alle nostre esigenze; sull’altro fronte inizierà la campagna elettorale per le elezioni europee del 2024, dai cui risultati dipenderà l’esito di dossier strategici per il futuro dell’agricoltura”.

Quindi? “La centralità delle aziende agricole nell’economia italiana va garantita con azioni a tutela del reddito, perché altrimenti non si possono assicurare produzioni di qualità  ed è irrealizzabile l’obiettivo della sovranità alimentare”.

 

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