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Cia Cuneo tra Legge di Bilancio 2023 e richiesta al Governo di misure che guardino al futuro

Le riflessioni del direttore provinciale dell’organizzazione agricola, Igor Varrone: “Bisogna elaborare insieme un Piano nazionale strategico per il settore che non rincorra più le emergenze, ma anticipi i problemi e individui le soluzioni”

La Legge di Bilancio 2023 messa a punto dal Governo rende disponibili per il settore agroalimentare oltre 2 miliardi di euro. Dice il direttore provinciale di Cuneo della Cia, Igor Varrone: “Apprezziamo il lavoro svolto. Nella Manovra Finanziaria sono state recepite molte richieste importanti della nostra organizzazione: dal credito d’imposta per il consumo di energia a quello sull’acquisto del gasolio agricolo, al bonus lavoro”.

Inoltre? “Bene l’inserimento in Manovra delle misure su controllo, gestione e contenimento della fauna selvatica dando la possibilità alle Regioni di intervenire anche nelle zone vietate alla caccia, incluse le zone urbane e quelle protette. Anche se più che nelle città è necessario prendere dei provvedimenti rapidi per le aree interne e rurali, dove, ad esempio, la questione cinghiali è diventata insostenibile da tempo con danni ingenti alle coltivazioni, agli allevamenti e alle strutture agricole”.

Ma su quest’ultimo serve altro? “E’ assolutamente prioritaria la riforma della Legge nazionale 157 del 1992, che considera la fauna selvatica proprietà dello Stato e indica la quantità prelevabile da parte dei cacciatori. Poi, bisogna introdurre un nuovo sistema di indennizzi più efficiente e tempestivo per gli agricoltori colpiti dalle devastazioni”.

 

L’agricoltura di domani

Il direttore Varrone evidenzia alcuni aspetti capaci di aiutare il rilancio dell’agricoltura del nostro Paese e della nostra provincia. Dice: “Al di là della Legge di Bilancio, bisogna elaborare insieme un Piano nazionale strategico per il settore che non rincorra più le emergenze ma anticipi i problemi e individui le soluzioni. Difendendo le produzioni Made in Italy e gli imprenditori e le aree rurali”.

Cioè? “Al comparto servono programmazione e nuovi fondi all’interno di un modello agricolo in grado di affrontare le sfide future, in primo luogo quella dei cambiamenti climatici. Ci deve essere l’impegno a sviluppare strumenti di adattamento: dall’agricoltura di precisione al Piano invasi, alle nuove tecniche di studio del genoma degli organismi viventi. Su quest’ultimo fronte il mondo rurale può fare da apripista, avviando la sperimentazione in pieno campo”.  

A livello europeo? “Ci sono questioni aperte che si vorrebbero introdurre, con la conseguenza, però, di mettere seriamente in crisi il settore. Si devono portare avanti interventi decisi per evitare la deriva del cibo sintetico e contrastare il Nutriscore: l’etichettatura alimentare-nutrizionale a semaforo di cui si sta parlando in questi mesi e che penalizzerebbe in modo enorme i prodotti di qualità del nostro Paese”. 

     

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