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Cia Cuneo: per l’agricoltura un 2022 tra luci e ombre e un futuro da progettare guardando lontano

A dirlo è il presidente dell’organizzazione provinciale, Claudio Conterno, che chiede agli imprenditori di produrre qualità e a tutti gli attori interessati allo sviluppo del settore di trovare delle soluzioni condivise dei problemi

Claudio Conterno, 60 anni, titolare, con Guido Fantino, di un’importante azienda vitivinicola biologica a Monforte d’Alba, è stato confermato presidente provinciale della Cia Agricoltori Italiani di Cuneo a gennaio 2022. A distanza di quasi un anno dall’elezione da parte dell’assemblea dei delegati tracciamo con lui un bilancio del lavoro svolto. Sottolinea: “Rispetto al 2021 e, soprattutto, al 2020, ci sono state meno limitazioni dovute al Covid. Siamo tornati quasi alla normalità del prima emergenza sanitaria. Come Cia Cuneo abbiamo seguito numerosi progetti e servizi per gli associati. Purtroppo, però, ci sono sempre nuovi problemi che si aggiungono a quelli vecchi. E diventa difficile ottenere dei risultati positivi in tempi rapidi”.

Come sta l’agricoltura della “Granda”? “Quest’anno il comparto ha pagato fortemente l’aumento dei costi energetici e delle materie prime e la siccità. Alcuni settori continuano comunque ad andare bene, altri soffrono e altri ancora non coprono proprio più le spese di produzione. Un 2022 con sprazzi di luce e molte ombre”.

Qualche esempio? “Il vitivinicolo funziona e non ha rallentamenti, anche se il prossimo anno dovrà confrontarsi con nuove regole che l’Unione Europea vorrebbe introdurre e che porterebbero parecchi problemi. Come il vino senza alcol chiamato sempre vino o l’unire, sotto un unico cappello, le Indicazione Geografiche Protette molto differenti del vino e degli altri prodotti agroalimentari. Gli allevatori di vacche da latte, pur avendo ottenuto degli aumenti del prezzo alla stalla, devono gestire le aziende con molta attenzione perché l’equilibrio è ancora precario. Quanti si occupano di bovini di Razza Piemontese producono una carne di alta qualità che, però, non viene valorizzata come dovrebbe. Spesso, infatti, il consumatore non la chiede al banco di vendita e la Grande Distribuzione preferisce smerciarne altre. Il settore più in crisi è quello della frutta: e lì c’è bisogno di una grande ristrutturazione a livello produttivo”.

Come deve lavorare oggi un agricoltore per garantirsi un reddito adeguato? “Innanzitutto sfornare solo qualità, non ci sono alternative. Obiettivo raggiungibile se si consolida la mentalità dell’operare con grande attenzione e dell’investire per migliorare la propria azienda. Bisogna credere nel proprio lavoro. Poi, occorre differenziare nel modo maggiore possibile i canali di vendita. Solo così si può ottenere un guadagno capace di rendere l’attività sostenibile dal punto di vista economico”.

I rapporti con le Istituzioni? “A livello locale il confronto maggiore ce l’abbiamo con la Regione e con l’assessore Protopapa si sta lavorando bene. Certo, anche lui spesso è costretto a imboccare la strada dei compromessi e non sempre si raggiungono i risultati attesi, in quanto non è facile accontentare tutti. Ma i rapporti sono buoni”.

Le prospettive per il 2023? “Fino a settembre la situazione sarà ancora piuttosto difficile da gestire, stagnante. Dopo credo che possa esserci una forte ripresa. Bisogna, però, iniziare a progettare il futuro, guardando lontano. Politici, organizzazioni agricole, dipartimenti universitari attraverso la ricerca, associazioni interessate allo sviluppo del settore, ambientalisti, devono sedersi tutti attorno a un tavolo per individuare, insieme, delle strade condivise. Come, ad esempio, sulla mancanza dell’acqua: la vera questione da risolvere nei prossimi anni prima che diventi un problema drammatico. Non si può solo e sempre dire no agli invasi e ai micro-invasi: occorre confrontarsi e dopo iniziare un percorso concreto di progettazione e di realizzazione senza distruggere il territorio. Attraverso l’impegno di tutti è un cammino possibile”.     

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