«Caso-esuberi» all’Abet di Bra: 6 operai dicono no all’accordo con l’azienda

Si avvicina il 31 maggio indicato come scadenza per il perfezionamento individuale dell’accordo e sarebbero 6 i dipendenti Abet Laminati che rischiano di perdere il posto di lavoro. Sembrano infatti determinati a non accettare le offerte della fabbrica che lo scorso aprile a Roma ha siglato con Cgil, Cisl e Uil un’intesa a «chiusura» della vertenza-esuberi.

Principale attore del polo chimico braidese, Abet ha due stabilimenti in Bescurone con circa 600 dipendenti. Dei 112 dichiarati di troppo a gennaio una buona parte dovrebbe accettare la cosiddetta esternalizzazione, il passaggio a un’altra ditta delegata a mansioni a corollario della produzione. Altri cambieranno incarico, prenderanno un incentivo economico per dimettersi o si avvieranno a quiescenza. Nel limbo resta una minoranza combattiva che si è rivolta all’avvocato.

Nicola Fava e Piergiuseppe Fissore patrocinano gli interessi di 5 di questi operai e spiegano al “Corriere”: «Sono tutte persone con un’anzianità di servizio di almeno 20 anni, padri di famiglia sentitisi un po’ traditi da quanto Abet gli ha offerto». Fava precisa: «Non vogliono più soldi ma il rispetto dei diritti. Sono disponibili e capaci a passare a reparti diversi ma restando “sotto” Abet. Perché la società terza che subentrerà nella gestione di magazzino e spedizioni (la saviglianese Five Stars, ndr) offre trattamento economico e garanzie decisamente inferiori a quelle maturate dai nostri assistiti. Inoltre è attiva in altre sedi, un domani potrebbe trasferire gli addetti fuori Bra con tutti i disagi che ciò comporterebbe». An­che la deroga ai “licenziamenti facili” del Jobs Act prevista nell’intesa con i sindacati, per i legali rischia di rivelarsi inattuabile in punta di diritto. Hanno quindi scritto alla dirigenza Abet «facendo presente questo grave disagio».

Si andrà in causa? «Speriamo in una transazione bonaria. Dipende dall’azienda. Per ora non abbiamo ricevuto risposta né atti formali. Aspettiamo» – concludono Fava e Fissore.

Uno degli operai assistiti: «Ho dedicato una vita non solo lavorativa ad Abet e ancora non sono vicino alla pensione, chiedo solo di poterla raggiungere in condizioni di piena tutela. L’accordo sugli esuberi? L’hanno trovato, sì, ma non per tutti».

L’azienda: «No a eccezioni, non sarebbe corretto»

La «transazione bonaria» auspicata dagli avvocati dei lavoratori, non ha speranza di essere raggiunta. Questo l’avviso di Ettore Bandieri, amministratore delegato di Abet Laminati Spa. “il Corriere” gli ha chiesto il suo parere su questa “coda” della vertenza-esuberi riferita qui sopra.

«Stiamo perfettamente rispettando l’accordo sottoscritto ad aprile con i sindacati, non sarebbe giusto e neppure eticamente corretto fare eccezioni ad hoc» – sostiene l’alto dirigente. Che spiega: «L’eccezione, infatti, penalizzerebbe quanti hanno accettato le previsioni e sono la stragrande maggioranza».

Il dott. Bandieri ha ancora aggiunto: «Ognuno è libero di fare cosa vuole ma, senza neppure entrare nel merito della richiesta, la posizione di questi (i 6 operai che vorrebbero continuare a lavorare senza risolvere il rapporto in essere e passare alle dipendenze di un’altra ditta a cui Abet delegherà la gestione della logistica, ndr) è assurda. L’accordo sindacale per la gestione degli esuberi è stato sottoposto a referendum in fabbrica e ha ottenuto un larghissimo favore. Lo abbiamo firmato al Ministero del Lavoro ed è nostro dovere e responsabilità onorarlo».

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