Se ne è parlato parecchio, in questi, anni, a Canale: a fronte di quella che nel tempo è diventata una vera e propria “questione sociale”. Ossia, la mancanza di uno spazio d’aggregazione “vero” e di reale comodità per tutti. Sparita a metà degli Anni Duemila l’ex Sala Odeon di via Cavour (divenuta in parte Centro Anziani e in parte magazzino) che per anni aveva assolto quella funzione, il vuoto non è stato certo colmato dal Palagiovani a ridosso dello spazio sportivo di Base 190, per diverse ragioni, comprese quelle logistiche, acustiche, dimensionali, e pure organizzative. In effetti, un luogo alternativo c’è: e c’era già anche prima di tutti questi avvenimenti. Il riferimento è tutto per il complesso parrocchiale in cui poggiano l’oratorio, il teatro e l’ex cinema: punto funzionale e centralissimo, ma ormai da anni in disuso data l’impossibilità di una sua reale messa a norma. Impossibile sì: in mancanza di soldi, ovviamente.
Qui Canale ha vissuto momenti di importanza assoluta: parecchie generazioni hanno assaporato il fascino della celluloide e dei grandi film su quelle poltrone. C’è chi ricorda le anteprime, la sala piena ogni fine settimana. Alcune pellicole, è vero, venivano “tagliate” per poter essere proiettate senza imbarazzo in uno spazio oratoriale: e c’è chi rammenta pure le locandine parzialmente censurate a seguito della supervisione dell’integerrimo Curato don Carlo Cucco, e la leggenda di una versione di “Ultimo tango a Parigi” lunga meno di un’ora per non generare scandali… al burro e quant’altro. C’è stato chi ha creduto in questo spazio come luogo di aggregazione, almeno sino ai primi anni in cui parroco era stato don Gianni Tarable: con i “varietà”, le stagioni teatrali della biblioteca, e i convegni. E’ qui che, negli Anni ’90, don Angelo Conterno indisse una tavola rotonda per affrontare il tema della stregoneria con un esperto come Massimo Introvigne, in un periodo in cui non si parlava d’altro, anche nel Roero, con code di pubblico persino in strada. E’ qui che presero forma compagnie teatrali come “L’Instabile” e “L’Acerba”: e gli spettacoli d’arte varia con eroi locali come Frank Jordan, Beppe Occhetti, la famiglia Bossi, tanto per citarne alcuni. Come non scordare l’infinita festa, qui, legata all’ordinazione di don Marco Mellino: che dalla “sua” Canale è ora divenuto Monsignore, ma che torna spesso nella terra natìa con reciproco piacere dai suoi impegni vaticani. E gli eventi “giovani”, le prove, le naturali ansie di chi ha vissuto almeno una volta l’emozione della scena.
Qui si celebrarono i 750 anni dalla fondazione di Canale, venendo ad epoche ancor più recenti: e in queste stanze si svolsero le accesissime sedute di Consiglio Comunale aperto all’epoca del dibattito sulla futuribile centrale a biomasse che infiammò la cittadina e i paesi circostanti. In definitiva: qui si è fatta la storia. Ma tutto è stato chiuso per lungo tempo, proprio per ragioni d’agibilità che già si portavano avanti da anni: figuriamoci oggi, all’indomani di nuove attenzioni legate ai fatti “esteri” come quello di Crans-Montana che avranno ripercussioni anche in Italia. Il “cine”, del resto, è stato per decenni uno dei modi in cui Canale è diventata “città”: un posto che ha avuto tutto e che per certi versi è bastato a sé stesso, in cui spesso non c’era la necessità di uscire dai confini. Anzi: erano “gli altri” a venire qui. Una parte complementare di epoche in cui in centro c’erano la sala da ballo, diversi bar aperti sino a tarda sera, movimento naturale. E, sì, c’è stato anche un “night”, qui. Ma i tempi sono cambiati, non solo le abitudini. Ciò che resta è la carenza di spazi, e torniamo a bomba verso i temi dell’inizio: dal momento che questa situazione di stasi (parola che, a pensare alla sua perfetta traslitterazione in lingua piemontese, fa sorridere) potrebbe essere presto superata.
La Giunta del sindaco Enrico Faccenda è pronta a sottoscrivere un contratto di comodato d’uso di durata inizialmente ventennale, per condurre una parte del grosso complesso immobiliare, nella sezione che insiste su platea, galleria e locali accessori. Obiettivo: «Realizzare un Polo Culturale al fine di garantire alla cittadinanza, ed in particolare ai giovani, uno spazio dedicato alla cultura nelle sue più ampie sfaccettature». La trattativa risale al novembre scorso, quando dal municipio partì la relativa richiesta rivolta alla Parrocchia di San Vittore ed alla Curia, ente proprietario dell’immobile: anche perché, per poter poter accedere a finanziamenti pubblici necessari per i lavori di ristrutturazione e messa a norma degli ambienti, il Comune deve trovarsi nelle condizioni per cui dimostrare la duratura disponibilità degli spazi. E la replica è arrivata, positiva. Il tutto, come messo nero su bianco nell’atto di deliberazione: «Prendendo atto, con animo grato, dell’assenso della Curia Vescovile della Diocesi di Alba all’operazione». Insomma, si parte: dopo anni di “peccato che sia tutto chiuso” più volte affiorati tra i canalesi, ogni volta in cui il pensiero si rivolgeva all’ex “Cine-Teatro Nuovo”. Ma è solo un fronte di un’azione ancora più complessa, e per cui si spera che le giuste sovvenzioni arrivino dall’esterno. Nel mese di dicembre, la stessa Amministrazione civica -in pieno periodo di confronto con l’autorità religiosa- aveva deliberato il proprio ok ad un contributo straordinario di 95mila euro alla Parrocchia stessa, a parziale copertura dei lavori di rifunzionalizzazione di alcuni locali dell’Oratorio: ossia, le altre unità immobiliari che fanno parte del complesso che poggia tra via sindaco Gravier, via Brignolo e via Tommaso Villa.
Il benefit sarà erogato su condizione: il 20% al rilascio delle autorizzazioni edilizie necessarie in quanto si parla di soggetto provato, il 40% ad inizio lavori (il computo metrico ammonta a 195mila euro) e la rimanenza a conclusione del cantiere. In definitiva: non è solo “Cine”.










